Impossibilità di proporre azione di dichiarazione giudiziale della paternità

Impossibilità di proporre azione di dichiarazione giudiziale della paternità

Nel caso in cui non sussiste l’ impossibilità di proporre azione di dichiarazione giudiziale della paternità, il figlio può agire per ottenere il mantenimento, l’istruzione e l’educazione, e,  se maggiorenne gli alimenti. Questo lo ha voluto il legislatore con l’art. 279 c.c.

Quando vi è l’ impossibilità di proporre azione di dichiarazione giudiziale della paternità

L’ impossibilità di proporre azione di dichiarazione giudiziale della paternità sussiste nell’ipotesi  in cui il figlio che ha compiuto i quattordici anni ha negato il suo consenso al riconoscimento, del figlio incestuoso laddove il tribunale non abbia concesso l’autorizzazione pretesa dagli artt. 278 e 251 c.c., ovvero quando il figlio abbia già uno stato di figlio anche se non veritiero. Altra ipotesi di impossibilità di proporre azione di dichiarazione giudiziale della paternità soccorre quando, il figlio (o durante la minore età  l’altro genitore o il tutore) abbia  deciso – per qualsiasi motivo insindacabile – di non esercitare l’azione per il riconoscimento della paternità, e di conseguenza di non acquisire il relativo status.

Azione ex art. 279 c.c.

In questo contesto l’art. 279 c.c.  appresta un tutela minima che deve essere garantita al figlio, quando per qualsiasi motivo lo stesso è privo di uno  status. Questa azione, come si è accennato, non mira a costituire uno status filiationis, bensì a garantire al figlio il diritto al mantenimento, all’educazione, all’istruzione e all’assistenza, che allo stesso competono per il semplice fatto che è stato procreato.

Effetti della sentenza

L’art. 279 c.c. pretende che il tribunale si pronunci sullo status solo ed unicamente in via puramente incidentale al sol fine di quantificare l’obbligazioni monetaria a carico del genitore per il mantenimento in senso lato del figlio.

La sentenza non inciderà sullo status del figlio, pertanto non verrà instaurato alcun rapporto di parentela tra padre e figlio.

Chi può esercitare l’azione ex art. 279 c.c.

La legittimazione spetta al figlio o, in caso di minore di età, ad un suo curatore speciale, nominato dal giudice su richiesta del pubblico ministero ovvero del genitore esercente la responsabilità genitoriale. In dottrina si discute se il curatore speciale vada nominato comunque o in caso di mancanza del rappresentante del minore o  se vi sia  conflitto di interessi.

Diritto al mantenimento o agli alimenti del figlio 

Se il figlio è maggiorenne e si trova in stato di bisogno potrà agire per ottenere gli alimenti, sempre senza rivendicare lo status.

La domanda di alimenti, ai sensi dell’art. 279, I comma, c.c. è subordinata al venir meno del diritto al mantenimento.

A tal proposito occorre sottolineare come il diritto al mantenimento non vien meno per il raggiungimento della maggiore età. Il diritto al mantenimento mira a garantire un adeguato tenere di vita e il relativo ammontare va parametrato alle disponibilità paterne e alle esigenze del figlio. Il diritto agli alimenti pretende che il beneficiario versi in stato di bisogno, e le relative somme sono dirette a soddisfare le esigenze primarie del figlio.

Gli alimenti sono dovuti dal giorno della domanda giudiziale o da quello della costituzione in mora dell’obbligato, quando quest’ultima sia intervenuta entro i sei mesi antecedenti la proposizione del relativo giudizio.

L’azione  ex art. 279 c.c., esperibile quando sussiste l’ impossibilità di proporre azione di dichiarazione giudiziale della paternità, è richiesta la previa autorizzazione del giudice.

Competenza

Competente per l’autorizzazione è il tribunale per i minorenni, ove il figlio è minorenne, negli altri casi, invece, il tribunale ordinario. Quest’ultimo è competente a decidere il merito della causa. Da un punto di vista territoriale si applica la regola del foro di residenza o di domicilio del convenuto.