Impresa familiare: immobile acquistato dal familiare partecipante

Impresa familiare: immobile acquistato dal familiare partecipante

In tema di impresa familiare non opera alcuna presunzione che l’ immobile acquistato dal familiare partecipante, in nome proprio, durante il periodo di esercizio dell’impresa familiare, configuri bene acquistato con gli utili della attività familiare. Di conseguenza, in armonia con i principi generali che governano la ripartizione dell’onere della prova, colui che affermi che l’ immobile acquistato dal familiare partecipante sia stato compiuto con gli utili aziendali è tenuto a fornire la prova del proprio assunto.

Questo è il principio di diritto confermato dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 32698 del 18.12.2018.

La vicenda riguarda una controversia relativa alla liquidazione degli utili e della quota dei beni acquistati con essi.

In sintesi, la figlia di una coppia agiva in giudizio per ottenere la liquidazione degli utili ad essa spettanti in funzione del lavoro prestato nell’impresa familiare intercorsa con il padre e la madre. Il Tribunale di Torino in accoglimento del ricorso liquidava una cospicua somma superiore ad un milione di euro in favore della ricorrente.

Avverso la sentenza di primo grado, il padre  proponeva appello, che a sua volta veniva respinto.

La Corte riconosceva il diritto della figlia agli utile ed ai beni acquistati con essi nella misura del 25%, sulla base delle prove testimoniale, di presunzione e delle risultanze della CTU, che, a sua volta, aveva determinato i ricavi  utilizzando i dati contabili ricavati dai conti correnti intestati alla ditta.

Contro la sentenza di seconde cure, veniva proposto ricorso per cassazione.

Gli ermellini hanno ritenuto non corretta la sentenza di secondo grado nella parte in cui aveva ritenuto rientrante nel patrimonio aziendale l’ immobile acquistato dal familiare partecipante, in conseguenza dell’errata applicazione della regola del riparto dell’onere probatorio.

Infatti la Corte territoriale aveva ritenuto beni acquistati con gli utili aziendali (quindi incrementi aziendali) due negozi e due alloggi, oltre ad un terreno, acquistati dal padre nel periodo di esistenza e di operatività dell’impresa familiare.

Invero non è configurabile nessuna presunzione che il denaro utilizzato per l’ immobile acquistato dal familiare partecipante in proprio ed in costanza di comunione provenga dagli utili tratti dall’attività comune, attesa che vi è compatibilità del fondo comune costituito da detti utili con l’esistenza di un patrimonio personale dei singoli partecipanti. Di talché, in applicazione dei principi generali sulla ripartizione dell’onere della prova, spetta, a colui che affermi che l’ immobile acquistato dal familiare partecipante sia stato effettuato con denaro comune, dare la prova del proprio assunto.

Vedi anche  Quota di partecipazione del familiare nella impresa familiare