Diritto di prelazione del partecipeante allimpresa familiare

Diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare

La legge riconosce il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare in caso di trasferimento dell’azienda. Invero una volta accertata la collaborazione nell’impresa familiare, è sufficiente che vi sia “trasferimento di azienda” affinché il partecipe debba essere messo nelle condizioni di esercitare il proprio diritto di prelazione. Al fine dell’operatività del diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare è irrilevante che la cessione avvenga a favore di terzi o mediante conferimento in una società di persone, di cui il titolare dell’azienda stessa mantenga un ruolo preminente quale socio illimitatamente responsabile ed amministratore, poiché il legislatore con tale istituto ha voluto tutelare il familiare partecipante che sia stato escluso e non colui che sia stato incluso nell’operazione di trasferimento.

Questo è il principio di diritto espresso dal Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, con la sentenza n. 10147 del 21 Aprile 2017.

La vicenda riguarda una disputa giudiziaria avente ad oggetto la sussistenza o meno di una impresa familiare nonché il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare a seguito di trasferimento  dell’azienda.

In particolare la Corte di Appello di Genova, riformando la sentenza di primo grado, aveva riconosciuto che tra padre e figlio era  intercorso un rapporto di impresa familiare, con la conseguenza che a seguito del conferimento dell’azienda in una Sas, il figlio non era stato messo nelle condizioni di esercitare il diritto di prelazione riconosciutogli dall’art. 230 bis c.c., con il conseguente diritto del figlio di riscattare l’azienda.

Proposto ricorso per cassazione, quest’ultima ha confermato che in caso di conferimento di azienda in una società di persone  deve essere riconosciuto sulla stessa il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare.

Infatti tanto in caso di divisione ereditaria quanto nell’ipotesi di trasferimento di azienda, l’art. 230 bis, comma 5, c.c. riconosce il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare, prevedendo, nei limiti della compatibilità, l’applicazione dell’art. 732 c.c. Il quale, a sua volta,  sancisce che il coerede che vuole alienare ad un terzo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, riportandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali vantano diritto di prelazione. Diritto, questo, che deve essere esercitato entro due mesi alla notifica o dall’ultima notifica, in caso di più coeredi. In mancanza di notifica, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché persiste lo stato di comunione ereditaria.

Il legislatore, con l’estensione di quest’ultimo istituto anche ai partecipanti dell’impresa familiare, ha voluto predisporre una più intensa protezione per il lavoro familiare, assicurando il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare in caso di trasferimento. Con ciò ha voluto dettare una maggior tutela al lavoro nella comunità familiare. Tant’è vero che la Suprema Corte è giunta alla conclusione che il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare, nel caso di alienazione, è una prelazione legale che consente il riscatto nei confronti di chi risulti acquirente, senza che all’applicazione di tale istituto possa essere di ostacolo  la mancanza di un sistema legale di pubblicità dell’impresa familiare, atteso che il legislatore ha voluto tutelare il lavoro più che la circolazione dei beni.

Da ciò deriva che ai fini dell’esercizio del riscatto conseguente al mancato concessione del termine previsto dalla legge per l’esercizio del diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare, la mancanza di notificazione  è equivalente all’ipotesi in cui notificazione sia avvenuta contestualmente alla cessione. Infatti anche in tal caso l’atto dispositivo avvenuto prima della consumazione del termine essenziale concesso al compartecipante per l’esercizio della prelazione priva quest’ultimo della possibilità di far valere il suo diritto, dando luogo all’azionabilità del riscatto nei confronti del terzo cessionario.

In quest’ottica la mera conoscenza da parte del familiare del trasferimento dell’azienda, realizzata attraverso la presenza nello studio notarile di chi vanti il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare, non è idonea a produrre gli effetti di una valida denuntiatio atteso che, secondo gli ermellini, la notifica di alienazione ai sensi dell’art. 732 c.c., costituisce una proposta contrattuale che deve racchiudere tutti gli elementi idonei alla conclusione del negozio e, pertanto, va realizzata in forma scritta e notificata con modalità idonee a documentare il giorno della ricezione da parte del destinatario, ai fini dell’esercizio del diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare.

Pertanto il titolare dell’impresa familiare che intenda alienare a terzi ovvero conferire in una società l’azienda, è tenuto a notificare avviso al familiare in modo che questo possa entro il termine di due mesi esercitare il diritto di prelazione del partecipante all’impresa familiare, pena l’inefficacia del trasferimento e l’azionabilità del diritto di riscatto.

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Vedi anche “Estromissione del familiare dall’impresa”

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