Divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge

Divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge

Nel giudizio relativo alla divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge, in ragione del supremo ed esclusivo interesse dei figli, il valore di mercato dell’immobile, qualora questo venga attribuito al genitore collocatario dei minori, non può essere influenzato dall’assegnazione del godimento della casa coniugale.

Questo è il principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione, Sez. II, con l’ordinanza n. 33069 del 20.12.2018.

La fattispecie concreta riguarda un giudizio di divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge in sede di separazione coniugale, in virtù del collocamento presso quest’ultimo dei figli minori.

In breve nell’ambito di un giudizio di divisione della casa coniugale assegnata ad un  coniuge, il Tribunale adito aveva stimato il valore della residenza coniugale in una somma inferiore al valore di mercato in ragione dell’incidenza del vincolo dell’assegnazione di essa ad uno dei genitori.  Pertanto il conguaglio dovuto dalla moglie collocataria dei minori, a cui veniva attribuita l’intera proprietà dell’appartamento, veniva determinato in un importo inferiore a quello effettivamente dovuto sulla base del valore di mercato. Invero, a parere del Tribunale investito della questione,  nella divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge, ai fini della determinazione del valore dell’immobile, si deve tener sempre conto del vincolo derivante dall’assegnazione del bene ad uno dei genitori nell’interesse dei figli, anche se la casa familiare venga attribuita per intero, in sede di divisione, al coniuge presso cui vengono collocati  i minori.

La Corte di Appello respingeva il gravame proposto dal marito della donna.

Contro la sentenza di seconde cure veniva proposto ricorso per cassazione.

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso, ha confermato che nel giudizio di divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge, la valutazione economica dell’immobile, già casa coniugale, deve essere fatta al valore di mercato e il diritto di abitazione conseguente al provvedimento di assegnazione non deve influire in alcun modo sulla determinazione del conguaglio dovuto all’altro coniuge, non collocatario dei minori.

Infatti in occasione della divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge, l’assegnazione del godimento della casa stessa non può essere presa in considerazione al fine di determinare il valore di mercato dell’immobile, qualora questo venga attribuito in proprietà esclusiva al coniuge titolare del diritto di godimento stesso, atteso che tale diritto è concesso nell’esclusivo interesse dei figli e non del coniuge collocatario.  Diversamente, si realizzerebbe una indebito arricchimento  a favore di quest’ultimo, potendo egli, dopo la divisione, alienare il bene a terzi senza alcun vincolo e per  l’effettivo prezzo di mercato.

Dunque nello stimare il valore della casa coniugale per la formazione delle quote ai fini della sua divisione, deve  considerarsi- nel caso di assegnazione in proprietà esclusiva della casa familiare  di cui i coniugi erano comproprietari al coniuge collocatario dei figli – che nello stesso soggetto si riunisce  il diritto di abitare nella casa familiare – che per tale ragione vien meno  – e il diritto di proprietà sull’intero immobile che rimane privo di vincoli.  Di talché  nel giudizio di divisione della casa familiare assegnata ad un coniuge, in forza del collocamento dei figli, il valore di stima dell’immobile non deve essere influenzato dall’assegnazione del godimento della casa coniugale, che, quindi, non può determinare una riduzione del conguaglio dovuto al coniuge non collocatario della prole.

Vedi anche “Divisione della casa familiare”