risarcimento del danno endofamiliare

Risarcimento del danno da adulterio

Il risarcimento del danno da adulterio sussiste a condizione che intervenga la lesione di un diritto inviolabile della persona, costituzionalmente protetto, che superi la soglia della normale tollerabilità. In particolare, il risarcimento del danno da adulterio pretende che venga violata la dignità del coniuge e che la violazione sia di gravità specifica, ossia posta in essere con modalità ingiuriosa, offensiva ed oltraggiosa.

Questo è quanto ribadito dal Tribunale di Reggio con la sentenza del 24 giugno 2020.

La vicenda

Un uomo dopo aver divorziato dalla moglie a distanza di circa 20 anni dalla separazione, contraeva nuove nozze con altra donna e successivamente, venuto a conoscenza che l’ex moglie in costanza di matrimonio aveva avuto una relazione extraconiugale, promuoveva azione di disconoscimento della paternità. Quest’ultimo giudizio, nonostante il CTU avesse accertato l’incompatibilità genetica tra il genitore e il figlio, si concludeva con una sentenza di inammissibilità della domanda, in quanto proposto oltre i termini decadenziali di cui all’art. 244 c.c.

All’esito l’uomo evocava nuovamente l’ex moglie in giudizio al fine di ottenere il ristoro del danno non patrimoniale di natura endofamiliare patito a seguito della scoperta di non essere il padre biologico del figlio ed in conseguenza del fatto che l’ex moglie gli aveva celato la propria gravidanza e il concepimento in seguito ad un rapporto extraconiugale.

Difese della donna

La donna si costituiva in giudizio eccependo l’improcedibilità della domanda a seguito della pronuncia di inammissibilità della domanda di disconoscimento della paternità, con la conseguenza che l’attore doveva considerarsi a tutti gli effetti padre del loro figlio. Deduceva altresì di essere sempre stata sicura della paternità dell’ex marito e che in ogni caso mancava nel caso di cui si va discorrendo i comportamenti ingiuriosi, offensivi ed aggressivi necessari per poter configurare la risarcibilità del danno da adulterio.

Configurabilità degli illeciti endofamiliari

Gli illeciti endofamiliari sono configurabili allorquando i comportamenti assunti sono illeciti solo perché commessi in danno di un familiare, mentre non sarebbero tali se commessi in danno  di persone non legate da siffatti vincoli.

Invero i doveri coniugali posti alla base del matrimonio – in tema di collaborazione, coabitazione, assistenza e fedeltà- hanno natura giuridica, con la conseguenza che la loro violazione non è sanzionabile solo con i rimedi tipici del diritto di famiglia. Di tal ché la loro violazione, laddove procuri la lesione di diritti costituzionalmente protetti, può integrare gli estremi di un illecito civile, dando cosi luogo al diritto al risarcimento del danno non patrimoniale ai sensi dell’art. 2059 c.c., senza che la mancanza di pronuncia di addebito della separazione comporti la preclusione a proporre tale azione risarcitoria.

Tant’è, come precisato dal giudicante, da tempo è diritto vivente che il risarcimento di siffatto danno può essere riconosciuto solo nell’ipotesi di violazione di diritti costituzionalmente protetti, quale appunto la dignità della persona, la cui violazione sia di particolare gravità, in quanto posta in essere in modo offensivo, ingiurioso e oltraggioso.

Assenza presupposti per il risarcimento del danno da adulterio

Nel caso di specie seppur il comportamento della donna era astrattamente idoneo a produrre un danno endofamiliare, in questo alveo non è stato possibile ricondurre la domanda in quanto quella condotta è stata collegata non alla violazione di un dovere nascente dal matrimonio ma alla diversa e distinta intenzione della donna a celare la gravidanza al marito in quanto frutto di una relazione con altro uomo.

Pertanto il giudice ha ritenuto che la consapevolezza della donna di aver generato il figlio con altro uomo sarebbe diventata un elemento costitutivo della domanda dell’attore. Di conseguenza spettava a quest’ultimo dare la prova di tale conoscienza  della donna visto che questa ha sempre negato detta consapevolezza, avendo sempre ricondotto all’attore la paternità biologica del figlio.

Pertanto in mancanza di elementi probatori in tal senso la domanda diretta ad ottenere risarcimento del danno da adulterio, o comunque di un danno endofamilaire, è stata respinta.