Riconoscimento della cittadinanza allo straniero nato in Italia

Riconoscimento della cittadinanza allo straniero nato in Italia

Per il riconoscimento della cittadinanza allo straniero nato in Italia occorre aver riguardo alla residenza effettiva del ricorrente dalla nascita secondo i criteri indicati dalla definizione codicistica generale e nella giurisprudenza. Pertanto, il secondo comma dell’art. 4 della legge n. 91 del 1992 che  stabilisce “lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzione fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”,  va interpretato nel senso che occorre una residenza in Italia, da un lato, effettiva e non formale e, dall’altro, non in violazione delle norme che regolano l’ingresso, la circolazione e il soggiorno degli stranieri.

Questo è quanto emerge dalla sentenza n.  12380 della Corte di Cassazione del 17.05.2017.

Secondo gli ermellini, la nozione di residenza a cui  far riferimento è quella effettiva, da ritenersi prevalente, ove provata, su quella anagrafica. Di tal ché l’eventuale iscrizione anagrafica tardiva non può pregiudicare l’acquisto della cittadinanza italiana quando vi sia in concreto la residenza effettiva nel territorio nazionale.

Tanto è vero che la frequenza dell’errore a danno dei minori nati da cittadini stranieri e residenti in Italia dalla nascita, circa i requisiti per l’acquisto della cittadinanza, è stata così frequente che ha imposto al legislatore di intervenire nella materia. Infatti con l’art. 33 del D.L. n. 69 del 2013, conv. con modif. dalla L. n. 98 del 2013 – che è diretto alla semplificazione del procedimento per l’acquisto della cittadinanza per lo straniero nato in Italia – prevede espressamente che: ai fini di cui all’art. 4, comma 2, della L. 5.02.1992, n. 91, all’interessato non sono imputabili eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori o agli uffici della Pubblica Amministrazione, ed egli può dimostrare il possesso dei requisiti con ogni altra documentazione. Gli ufficiali di Stato Civile sono tenuti al compimento del diciottesimo anno di età a comunicare all’interessato, nella sede di residenza quale risulta all’ufficio, la possibilità di esercitare il diritto di cui al comma 2 del citato art. 4 della L. n. 91/1992 entro il compimento del diciannovesimo anno di età. In mancanza, il diritto può essere esercitato anche oltre tale data.

Pertanto per il riconoscimento della cittadinanza allo straniero nato in Italia occorre aver riguardo alla residenza effettiva del ricorrente dalla nascita, mentre non assume rilevanza alcuna una eventuale  dichiarazioni dei genitori di risiedere all’estero al momento della nascita del figlio o errori degli stessi, in quanto la loro condizione di cittadini stranieri gli esime dal conoscere nel dettaglio i requisiti per l’acquisto della cittadinanza del proprio figlio fin dal loro ingresso  o anche dopo qualche anno, anche quando hanno assunto formalmente la cittadinanza in Italia.

Conseguentemente, per il riconoscimento della cittadinanza allo straniero nato in Italia la prova della continuità della residenza effettiva dalla nascita fino all’integrazione della condizione temporale prevista dalla L.  n. 91 del 1992, può essere fornita mediante documentazione, anche proveniente da autorità pubbliche,  che certifichi anche indirettamente ma univocamente la permanenza continuativa in Italia del richiedete la cittadinanza.

Corte di Cassazione, Sez. I, n.  n.  12380 del 17.05.2017.