Revocabile la donazione immobiliare disposta  in sede di divorzio

Revocabile la donazione immobiliare disposta in sede di divorzio

E’ revocabile la donazione immobiliare disposta in sede di divorzio. In altre parole la donazione disposta in adempimento di un obbligo assunto in sede di divorzio è revocabile, anche laddove non venga richiesta la revocatoria della sentenza di divorzio e degli eventuali accordi sottoscritti dai coniugi in quella sede, in quanto l’art. 2901 c.c. richiama espressamente gli atti di disposizione patrimoniale, nel cui ambito non è possibile ricomprendervi le sentenze di divorzio.

Questo è il principio di diritto che emerge, tra le altre statuizione, dalla sentenza della Corte di Appello di Milano del 25.05.2017.

La vicenda riguarda un divorzio contenzioso che si trasformava in congiunto, che tra l’altro prevedeva il trasferimento a mezzo di rogito notarile  della quota del marito pari al 50% della casa coniugale al figlio minorenne della coppia, con usufrutto a favore della madre. Intervenuto il fallimento della società amministrata dal donante, la curatela agiva in giudizio per sentir accogliere la  revocatoria della liberalità. Con sentenza il Tribunale di Busto Arsizio, pronunciando sulla domanda della curatela, dichiarava l’inefficacia, ex art. 2901, del rogito con il quale il marito, amministratore della società fallita, aveva ceduto, senza corrispettivo alcuno, nonché per spirito di liberalità, la quota di sua comproprietà, pari al 50% della casa coniugale, con usufrutto a favore dell’ex moglie e nuda proprietà in favore del loro figlio minore.

Avverso tale sentenza entrambi i coniugi proponevano appello.

In primo luogo, il giudice di secondo grado ha rigettato l’eccezione proposta dagli appellanti secondo i quali il Tribunale aveva errato nel pronunciarsi sul merito della questione, per mancato esperimento della procedura di mediazione, ritenuta obbligatoria e quindi condizione di procedibilità della domanda giudiziale in quanto la lite verteva in materia di diritti reali. Invero per il collegio meneghino non è obbligatoria la procedura di mediazione in materia di azione revocatoria di trasferimento immobiliare, poiché la funzione dell’azione revocatoria ordinaria è soltanto quella di ricostituire la garanzia generica ex art.2740 c.c. tramite l’inefficacia relativa dell’atto dispositivo, sicché non v’è controversia alcuna sulla validità dell’atto, né tantomeno sull’oggetto della disposizione.

In secondo luogo, il collegio ha escluso che il trasferimento immobiliare oggetto di revocatoria sia stato effettuato al fine di adempiere, in un’unica soluzione, l’obbligo di mantenimento del coniuge e del figlio. Segnatamente il giudice di seconde cure ha precisato che il rogito notarile doveva essere inteso quale donazione, non svolgendo alcuna funzione solutoria – compensativa dell’obbligazione di mantenimento. Invero è risultato dallo stesso rogito che il genitore ha ceduto il bene, senza corrispettivo, per spirito di liberalità  per libera scelta e che tale donazione non escludeva l’obbligo di mantenimento del minore. Mentre, nel rapporto interno, i coniugi dichiaravano di essere economicamente autosufficienti e di non aver nulla a pretendere l’uno dall’altro. Sulla base di queste deduzioni la corte ha statuito che era revocabile la donazione immobiliare disposta in sede di divorzio.

Inoltre il collegio ha confermato che è revocabile la donazione immobiliare disposta in sede di divorzio in quanto, nella vicenda di cui si va discorrendo,   il coniuge,  amministratore e socio unico della società fallita,  si era obbligato a far datata dal 2009 a ripianare le perdite sociali, senza darvi attuazione. Tanto è vero che la curatela aveva ottenuto un decreto ingiuntivo sulla base dei verbali societari del 2009, che come tali portavano una data anteriore a quella della donazione.

Conseguentemente la corte ha ritenuto che,  sebbene nel rogito notarile rubricato come “cessione di quota di immobile in esecuzione di sentenza di divorzio” si leggesse che il marito intendeva ottemperare agli obblighi e agli impegni previsti nella sentenza di divorzio in merito all’immobile, nel caso de quo si configurava unicamente una mera dichiarazione di disponibilità, incoercibile, non potendosi configurare promessa unilaterale recettizia, né valido preliminare di donazione, trattandosi di atto di mera liberalità.

Infine con riferimento al consilium fraudis, non rilevando la posizione del terzo beneficiario  trattandosi di atto a titolo gratuito, il collegio lo ha ritenuto evidente, ex art. 2729 c.c., in quanto il debitore aveva confermato, già nel 2010, di assumere su di sé il debito della società.

Pertanto la Corte meneghina ha confermato che  è revocabile la donazione immobiliare disposta in sede di divorzio. Segnatamente che  la donazione disposta in adempimento di un obbligo assunto in sede di divorzio è revocabile, anche laddove non venga richiesta la revocatoria della sentenza di divorzio e degli eventuali accordi sottoscritti dai coniugi in quella sede, in quanto l’art. 2901 c.c. richiama espressamente gli atti di disposizione patrimoniale, nel cui ambito non è possibile ricomprendervi le sentenze di divorzio.