Reponsabilità dei genitori

Responsabilità dei genitori

La responsabilità dei genitori per fatto illecito commesso dal figlio minore, trova il suo fondamento ex art. 2048 c.c. nell’inadeguatezza dell’educazione impartita dagli stessi, che può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dell’illecito commesso, che ben può rilevare il grado di maturità e di educazione del minore.

Questo è quanto stabilito dal Tribunale di Sondrio con la sentenza del 3 marzo 2021.

La vicenda

Con atto di citazione un professore conveniva in giudizio i genitori di un suo alunno per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale subito in conseguenza dei comportamenti, penalmente rilevanti, posti in essere dal ragazzo in quattro occasioni.
Si costituivano in giudizio i genitori contestando solo sotto il profilo del quantum la pretesa risarcitoria del docente, dichiarandosi disponibili a versare banco iudicis la somma di € 10.000,00 a totale tacitazione della richiesta risarcitoria avanzata.
L’attore rifiutava l’offerta, con restituzione dell’assegno non trattenuto in acconto.
Successivamente, su istanza dell’attore, il giudice formulava proposta conciliativa che veniva rifiutata dai convenuti e accettata dall’attore, che prevedeva il versamento di € 14.500,00 e spese legali compensate.
Non ammesse le prove richieste, la causa, concessi  i termini per le memorie conclusive, veniva trattenuta in decisione.

Decisione

Innanzitutto il giudice prendeva atto della mancata contestazione delle condotte illecite poste in essere dal minore.
Tali condotte avevano ad oggetto quattro episodi, di rilievo penale, avvenuti nel giro di qualche mese. In particolare risultavano integrati gli estremi della violenza privata, della minaccia e dell’ingiuria.
A tal proposito occorre rammentare che ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale è necessario solo che la condotta configuri astrattamente un illecito penale, non essendo necessario che il reato sia accertato in senso tecnico. Ben potendo il giudice civile procedere ad una sua autonoma valutazione.
Alla luce di tale emergenze processuali, risultavano del tutto inconferenti gli argomenti difensivi dei convenuti, i quali per andare esenti dalla loro responsabilità genitoriale, accampavano l’inadeguatezza del docente unitamente ad una asserita incapacità dello stesso di andare incontro agli speciali bisogni educativi del minore.

La Responsabilità dei genitori

Di fronte a questa difesa manifestamente infondata, il Giudice ha ritenuto sussistente, accanto alla responsabilità dei minori (quale autore materiale delle condotte), la responsabilità dei genitori, vista la loro posizione educativa e di garanzia a cui sono tenuti ex art. 2048 c.c.
Invero, per giurisprudenza consolidata, i criteri in base ai quali va imputata ai genitori la responsabilità per gli atti illeciti compiuti dai figli minori consistono, sia nel potere -dovere di esercitare la vigilanza sul comportamento dei figli stessi, in relazione al quale assume rilievo determinante il perdurare della coabitazione; e sia anche e soprattutto nell’obbligo di svolgere una adeguata attività formativa, impartendo ai figli l’educazione al rispetto delle regole della civile coesistenza, nei rapporti con il prossimo e nello svolgimento delle attività extra familiari. In quest’ultimo ambito rientrano i danni provocati dalle manifestazioni di indisciplina, negligenza 0 irresponsabilità.
Tale approccio mette in luce l’evidente rigore con cui la giurisprudenza valuta la responsabilità dei genitori in relazione al fatto illecito del figlio, soprattutto se prossimo alla maggiore età.

Responsabilità come disincentivo economico

Tale rigore è giustificato, dal fatto che, da un lato, ingenera il possibile interesse anche economico dei genitori ad impartire ai figli un’educazione che li induca a percepire il disvalore sociale dei comportamenti pericolosi per gli altri, mentre, dall’altro, è in sé idoneo a sollecitare la precauzione dei minori allo stessa fine, anche per il timore della possibile reazione dei genitori che fossero chiamati a rispondere delle conseguenze dei loro atti illeciti in danno dei terzi.

Fondamento della responsabilità dei genitori

Ad ogni buon conto risulta palese che l’art. 2048 c.c. si riferisce al figlio comunque minorenne, e postula la necessità di una costante opera educativa dei genitori onde realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria e altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito.
Pertanto il comportamento illecito del figlio è riconducibile non già all’omissione della contingente e quotidiana sorveglianza sul comportamento di lui (non esigibile, in genere, nei confronti di persone ormai prossime alla maggiore età) bensì a verosimili pregresse carenze educative. Di tal ché ha poco senso discutere sull’età del minore, per desumeme tout court che tali carenze devono presumersi inesistenti.
Va da sé che, alla luce di tali principi, la responsabilità dei genitori per gli illeciti commessi dai figli minori -seppur in età tardo adolescenziale e quindi  in una fase della vita nella quale sarebbe in effetti lecito e ragionevole aspettarsi un atteggiamento ormai ispirato a principi di autoresponsabilità- trova fondamento anche nell‘esigenza, propria della materia della responsabilità extracontrattuale, di una chiara ed effettiva preventiva attribuzione dei rischi derivanti da condotte illecite dei figli che potrebbero, diversamente, porsi del tutto al di fuori del regime della responsabilità, privando tout court la parte danneggiata di ogni tutela anche ex post.

Prova liberatoria

Il genitore per andare esente da responsabilità per il fatto illecito del proprio figlio deve dimostrare di aver integralmente adempiuto al dovere di educare la prole attraverso lo sviluppo nella stessa di una adeguata capacità critica e di discernimento.

Conclusione

In mancanza di siffatta prova contraria, alla luce di questi principi, il Giudice ha condannato i genitori in solido con il loro figlio, ormai divenuto maggiorenne, al risarcimento dei danni morali subiti dal docente.