Prescrizioni dei contributi Inps

Prescrizione dei contributi Inps

Il termine di prescrizione dei contributi inps è sempre di  cinque anni. Il termine quinquennale di prescrizione dei contributi inps è contemplato dall’art. 3, commi 9 e 10, della legge n. 335 del 1995 e trova applicazione anche dopo la notifica della cartella esattoriale.

Questo è quanto confermato dalla Corte di Cassazione, sez VI, con l’ordinanza n. 11730 del 14.05.2018.

La vicenda riguarda una lavoratrice autonoma che proponeva opposizione, dinnanzi al Giudice del Lavoro, contro tre cartelle di pagamento relative a contributi previdenziali spettanti all’Inps. Il Tribunale  in accoglimento della domanda della donna, accertava l’estinzione del credito dell’istituto di previdenza sociale per decorso del termine di prescrizione.

Avverso la sentenza di primo grado, Equitalia proponeva appello chiedendo, da un lato, di dichiarare inammissibile l’opposizione a ruolo per l’insussistenza dell’interesse ad agire e per il mancato rispetto dei termini previsti per l’opposizione agli atti esecutivi, dall’altro, censurava la decisione per l’applicazione del termine di cinque anni per la prescrizione dei contributi Inps. La contribuente chiedeva il rigetto del gravame, mentre l’Inps aderiva all’eccezione di inammissibilità formulata da Equitalia, sostenendo la propria carenza di legittimazione passiva.

Il Collegio, dichiarata ammissibile l’opposizione, riformava la decisione di primo grado ritenendo applicabile il termine decennale di prescrizione anziché quello quinquennale.

Avverso la decisione del giudice di seconde cure, la contribuente proponeva ricorso per cassazione sostenendo che il termine di prescrizione dei contributi Inps è di cinque anni.

La tesi non poteva che essere accolta.

Infatti tale termine di prescrizione dei contributi Inps  trova applicazione quando la cartella esattoriale viene notificata oltre i cinque anni successivi al mancato pagamento dei contributi dovuti, sia quanto il contribuente non ha proposto opposizione alla cartella notificata ma il successivo atto della riscossione sia avvenuto oltre il quinquennio successivo. Trova altresì, applicazione, laddove il contribuente non ha mai avuto conoscenza della notifica della cartella (ad esempio perché notificata presso la residenza dei genitori e non presso la sua nuova residenza).

I termini per proporre opposizione variano a seconda della fattispecie concreta, ma il termine di prescrizione dei contributi Inps non varia a seguito della mancata opposizione della cartella di pagamento notificata o asseritamente notificata.

Tralasciando ogni  ulteriore considerazione in diritto, non vi è dubbio che le concrete  ipotesi che possono verificarsi nella vita di tutti i giorni non pregiudicano l’applicabilità del termine quinquennale di prescrizione dei contributi Inps. L’unica eccezione a questa regola generale si verifica allorquando  la debenza dei contributi di cui si va discorrendo sia stata accertata da un provvedimento giudiziario.

In altre a parole l’eccezione di prescrizione rimane legata al termine quinquennale  in quanto non può ritenersi che il termine possa divenire decennale in conseguenza della mancata opposizione avverso la cartella, perché la suddetta mancata opposizione alla cartella produce il solo effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non rende applicabile la prescrizione decennale,  che può conseguire solo ad una pronuncia giudiziale, la sola ad essere  idonea al giudicato.  Pertanto  sotto questo profilo la corte territoriale non ha errato nel ritenere ammissibile  l’opposizione, in quanto la stessa va qualificata come opposizione all’esecuzione (non ancora iniziata) – investendo l’”an” dell’azione esecutiva e cioè il diritto a promuovere l’azione esecutiva – che come tale  non è soggetta a termini di decadenza.

Queste considerazioni, come ricorda l’ordinanza in commento, trovano conforto nella sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte, le quali hanno ribadito come la scadenza del termine per la proposizione dell’opposizione alla cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 2, del d.lgs. 46 del 1999, pur determinando la decadenza della possibilità di proporre impugnazione, produce solo l’effetto della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario di cui all’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione trova, infatti, applicazione solo nell’ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella avendo natura di atto amministrativo è priva dell’attitudine di acquistare l’efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’Inps, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (art. 30 del D. L. 78 del 2010, conv. con modif., dalla legge  n. 122 del 2010).

Pertanto, salvo che intervenga un titolo di natura giudiziaria, il termine di  prescrizione dei contributi Inps è sempre di cinque anni.