negoziazione assistita e figli nati fuori dal matrimonio

Negoziazione assistita e figli nati fuori dal matrimonio

L’istituto della negoziazione assistita, nella materia familiare, non può essere utilizzato per la regolamentazione delle relazioni genitori-figli per i figli nati da  coppie non coniugate. Invero questo strumento è espressamente previsto dall’art. 6 d.l. 132/2014 solo per le coppie coniugate, separande o divorziande, al fine di elaborare o modificare la disciplina delle condizioni di separazione o di divorzio, da sottoporre al vaglio del Pubblico Ministero.

Questo è la conclusione a cui è pervenuto il Tribunale di Como con il decreto del 13.01.2016, emesso a seguito di un accordo ex art. 2 d.l. 132/2014, a cui era addivenuta  una coppia non unita in matrimonio, che regolamentava, nell’interesse della figlia minore, le condizioni relative all’affidamento, mantenimento, collocazione ed esercizio del diritto di visita da parte del genitore non collocatario, nella specie il padre. Accordo per il quale il  pubblico ministero dichiarava “il non luogo a provvedere” rimettendo gli atti al Tribunale di Como.

Il Collegio rilevata inapplicabilità dell’istituto della negoziazione assistita – che è bene ricordare è procedura che consente, senza l’intervento del giudice, la stipula di accordi con efficacia di titolo esecutivo, quale espressione dell’autonomia negoziale delle parti la cui correttezza viene garantita dall’assistenza dei rispettivi avvocati e dal vaglio del Pubblico Ministero – ha ritenuto che l’accordo intervenuto tra i genitori debba essere, in ogni caso, esaminato dal Tribunale in camera di consiglio, ai fini della ratifica delle conclusioni condivise dal padre e dalla madre, previa audizione degli stessi, così come avviene per i ricorsi proposti congiuntamente dai genitori naturali ex art. 337 bis c.c.

Non è facile capire le ragioni che hanno condotto il legislatore ad una simile scelta.

La piena equiparazione dei figli nati fuori dal matrimonio a quelli nati nel matrimonio sancita dalla legge n. 219/2012, avrebbe dovuto condurre il legislatore a disciplinare nella legge richiamata anche gli accordi riguardanti i figli nati fuori dal matrimonio, tanto più che nei procedimenti che li riguardano la Corte Costituzionale ha imposto la necessità dell’intervento del Pubblico Ministero.

Anche in questi casi il legislatore avrebbe potuto stabilire che l’accordo raggiunto tra i genitori fosse trasmesso alla Procura della Repubblica con lo stesso meccanismo previsto per la negoziazione assistita in materia di separazione e divorzio.

Tribunale di Como, decreto del 13 gennaio 2016, in Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 14513 – pubb. 24/03/2016