mancato pagamento dell'assegno di mantenimento del figlio nato fuori dal matirmonio

Mancato pagamento dell’assegno di mantenimento del figlio nato fuori dal matrimonio

In  caso di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento del figlio nato fuori dal matrimonio, l’ordine da parte del giudice  al terzo di pagare direttamente   dell’avente diritto non è necessario, potendo quest’ultimo agire in via stragiudiziale, secondo quanto previsto dall’art. 8  L.898/1970.

Sulla base di questo principio di diritto  il Tribunale di Mantova ha dichiarato inammissibile il ricorso inoltrato dalla madre della minore affinché venisse  ordinato al datore di lavoro del padre della minore il pagamento diretto dell’assegno mensile di mantenimento dovuto dal genitore sulla base di un precedente  decreto del Tribunale.

Alla fattispecie concreta è applicabile l’art. 3 comma 2 della L.219/2012 che  stabilisce “il giudice può ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro all’obbligato, di versare le somme dovute direttamente agli aventi diritto, secondo quanto previsto dall’articolo 8, secondo comma e seguenti, della legge 1o dicembre 1970, n. 898.”

Detta disposizione, ad una prima lettura, pare aver introdotto una modalità di tutela per il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio diversa sia dall’istituto previsto in sede di separazione personale dei coniugi (156 c.c.) sia dall’istituto previsto in sede di divorzio, per cui non è più necessario l’intervento giurisdizionale, potendo l’avente diritto agire senza ordine del giudice.

Tuttavia secondo il Collegio una siffatta soluzione interpretativa – tenuto conto della ratio ispiratrice della novella legislativa del 2012 che ha voluto eliminare ogni diversificazione giuridica tra figli nati da coppie coniugate e figli nati al di fuori del matrimonio –  non andrebbe ad eliminare dette differenze, bensì a crearne altre, portando ad affermare che il figlio di genitori divorziati dispone di uno strumento di tutela più efficace rispetto al figlio di genitori ex conviventi.

Pertanto il Tribunale, reputando che gli altri strumenti di tutela di cui alla norma suindicata appaiono ispirarsi alla disciplina di cui alla legge 898/1970,  ha valutato più coerente e logico con l’intento del legislatore dare prevalenza al richiamo alle norme sullo scioglimento del matrimonio piuttosto che alla prima parte del disposto che prevede l’ordine del giudice.

Per il Collegio  “detta soluzione interpretativa, affermata anche in altre pronunce di merito (cfr. sentenza Tribunale di Milano, sez. IX civ., decreto 24.4.2013), è  la più razionale, non solo alla luce della riforma legislativa in materia di filiazione, ma anche in applicazione dei principi ispiratori del processo civile, volti ad una snellezza dei procedimenti ed a una semplificazione mirante ad osservare il principio costituzionale della ragionevole durata del processo“.

 

Tribunale di Mantova, 18 febbraio 2016 – Pres. Mauro Bernardi, Est. Costanza Comunale – in Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 14401 – pubb. 11/03/2016