Lesioni del  terzo trasportato applicabilità dell'art. 2054 c.c. e prescrizione

Lesioni del terzo trasportato: applicabilità dell’art. 2054 c.c. e prescrizione quinquennale

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, sentenza del 2.8.2016 n. 16037, il terzo trasportato non è tenuto a dimostrare la responsabilità del vettore, dovendo limitarsi a dimostrare il fatto storico, mentre controparti (conducente, proprietario e assicurazione) devono fornire la dimostrazione che l’incidente è dipeso da circostanze non riconducibili alla responsabilità del proprietario-conducente, in mancanza il giudice civile deve utilizzare le presunzioni di colpa sancite dall’art. 2054 c.c.
Invero, come ribadito dalla sentenza in commento, l’art. 2054 c.c. “esprime, in ciascuno dei commi che la compongono, principi di carattere generale applicabili a tutti i soggetti che dalla circolazione comunque ricevano danni e, quindi, anche ai terzi trasportati, qualunque sia il titolo del trasporto, di cortesia ovvero contrattuale, oneroso o gratuito, potendo il terzo trasportato, indipendentemente dal titolo di trasporto, invocare i primi due commi dell’art. 2054 c.c. per far valere la responsabilità extracontrattuale del conducente e il comma 3 per far valere quella solidale del proprietario, il quale può liberarsi solo provando che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà ovvero che il conducente aveva fatto tutto il possibile per evitare il danno. Inoltre, il terzo trasportato, qualunque sia il titolo del trasporto, può esercitare l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del veicolo nel caso in cui sussista una condotta colposa dell’assicurato proprietario del veicolo”.
Spetta, quindi, ai convenuti superare la presunzione di colpa gravante sul conducente del veicolo, dimostrando che l’evento dannoso è stato cagionato da una serie di altre circostanze (rispetto al solo ipotizzato improvviso colpo di sonno) non imputabili alla condotta di guida del conducente stesso. In mancanza di prova liberatoria, secondo il collegio, il giudice deve applicare la presunzione sancita dall’art. 2054 c.c. pervenendo così all’accertamento incidenter tantum sulla sussistenza del reato di lesioni colpose con conseguente prescrizione quinquennale del risarcimento del danno. E ciò sulla base del consolidato orientamento giurisprudenziale per il quale “qualora l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato si applica, ai sensi dell’art. 2947 c.c., comma 3, l’eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato, decorrente dalla data del fatto, purché il giudice civile accerti, incidenter tantum, con gli strumenti probatori ed i criteri propri del relativo processo, l’esistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, sia soggettivi che oggettivi”.
Alla luce di tali principi il Supremo Collegio ha cassato con rinvio la sentenza della Corte di Appello che aveva confermato la decisione del Tribunale, il quale aveva respinto la domanda del terzo trasportato diretta ad ottenere il risarcimento dei danni per le lesioni personali riportate a seguito della fuoriuscita di strada e il ribaltamento dell’autovettura, per non aver dato in concreto la prova di come si fosse verificato l’incidente e per aver notificato tardivamente l’atto di citazione rispetto al termine di prescrizione biennale.