Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno

Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto n. 11 del 14 gennaio 2017 il Decreto del Ministero della Giustizia del 15.12.2016 che individua i tribunali presso i quali avviare la sperimentazione del fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, nonché le modalità per la corresponsione delle somme e per la riassegnazione al fondo delle somme recuperate, ai sensi dell’art. 1, comma 416, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

Finalmente è stata data attuazione alla previsione della legge di stabilità 2016 che ha istituito in via sperimentale il fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno in caso di mancato versamento dell’assegno di mantenimento da parte dell’altro coniuge.

Dal combinato disposto della legge di stabilità 2016 e del decreto del Ministero della Giustizia si desume che   i presupposti per l’accesso al fondo  sono:

  • L’esistenza di un provvedimento – emesso in sede di separazione o di modifica delle condizioni di separazione – che dia diritto all’assegno di mantenimento;
  • Mancato pagamento dell’assegno da parte del coniuge obbligato;
  • Pignoramento mobiliare o presso terzi negativo;
  • Mancanza di proprietà immobiliari in capo al coniuge inadempiente;
  • Il coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento deve vivere insieme ai figli minorenni o maggiorenni portatori di handicap grave;
  • Il coniuge (separato) deve trovarsi in stato di bisogno e non deve essere in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, oltre che dei figli maggiorenni portatori di handicap grave (il decreto richiede un valore dell’indicatore ISEE  pari o inferiore a € 3.000,00).

Chiaramente la norma, allo stato, sembra riferirsi al solo coniuge separato in stato di bisogno che non sia in grado di provvedere a sé stesso e ai propri figli minorenni, oltre che maggiorenni disabili.  Pertanto tale disposizione legislativa, pur mirando alla  tutela di soggetti deboli come i minorenni o i portatori di handicap,  è discriminatoria nei confronti dei figli dei divorziati e di quelli nati dalle altre unioni.

Mentre i soggetti che non possono accedere al fondo sono:

  1. Il coniuge separato che non ha avuto figli o che non convive con i figli;
  2. Il coniuge separato con figli maggiorenni non disabili;
  3. Il coniuge separato, seppur convivente con i figli minorenni o maggiorenni disabili, non si trova in stato di bisogno;
  4. Il coniuge divorziato;
  5. Il genitore in stato di bisogno che convive dei figli minorenni o maggiorenni disabili nati al di fuori del matrimonio;

Il procedimento

Il coniuge che si trovi nelle condizioni sopra indicate al fine di accedere al fondo di solidarietà e quindi per ottenere l’anticipazione di una somma pari alla misura massima dell’assegno sociale e comunque non superiore all’importo dell’assegno non versato, deve depositare un’istanza nella cancelleria del tribunale ove ha la residenza. L’istanza va presentata in carta semplice ed è esente da contributo unificato.

Secondo la previsione del Decreto del Ministero della Giustizia, in via sperimentale, l’istanza di accesso al fondo va presentata presso i Tribunali che hanno sede nel capo luogo dei distretti sede delle Corti di Appello.

La domanda va redatta in conformità al modello che verrà pubblicato in una apposita sezione del sito del Ministero della Giustizia denominata “ Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno ”.

L’istanza, con dichiarazione ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28.12.2000 n. 445 e succ. mod., deve indicare a pena di inammissibilità:

  • le generalità e i dati anagrafici del richiedente;
  • codice fiscale;
  • degli estremi del conto corrente bancario o postale dell’istante;
  • della misura dell’inadempimento del coniuge tenuto a versare l’assegno di mantenimento, specificando che lo stesso è maturato in epoca successiva all’entrata in vigore della legge;
  • se il coniuge inadempiente percepisce redditi da lavoro dipendente e se il datore si è reso inadempiente all’obbligo di versamento diretto a norma dell’art. 156, comma 6, c.c.;
  • che il valore dell’indicatore ISEE o dell’ISEE corrente in corso di validità è inferiore o uguale a € 3.000,00;
  • l’indirizzo di posta elettronica o certificata a cui l’interessato intende ricevere le comunicazioni relative alla domanda;
  • la dichiarazione di versare in condizioni di di occupazione, ovvero di disoccupazione ai sensi dell’art. 19 del D.lgs. n.150/2015, senza la necessità di allegare la dichiarazione al portale nazionale delle politiche del lavoro di cui all’art. 13 del medesimo decreto, ovvero in caso di disoccupazione, la dichiarazione di non aver rifiutato offerte di lavoro negli ultimi 2 anni.

Qualora  dalla dichiarazione dei redditi, ovvero dalla DSU, risulti che tra i redditi percepiti dall’istante  nel secondo anno solare precedente alla presentazione della stessa vi sono assegni di mantenimento dovuti dal coniuge e non percepiti in tutto o in parte, i relativi importi dovranno essere indicati separatamente onde consentire la detrazione degli stessi per la determinazione dell’ISEE o dell’ISEE corrente.

Alla domanda deve essere allegato a pena di inammissibilità:

  1. copia documento di identità dell’istante;
  2. copia autentica del verbale di pignoramento mobiliare negativo, ovvero copia della dichiarazione negativa del terzo pignorato relativamente alle procedure esecutive promosse nei confronti del coniuge inadempiente;
  3. visura rilasciata dalla conservatoria dei registri immobiliari delle provincie di nascita e residenza del coniuge inadempiente da cui risulti l’impossidenza di beni immobili;
  4. originale del titolo (verbale separazione consensuale e omologa, sentenza, accordo di negoziazione assistita) che fonda il diritto all’assegno di mantenimento, ovvero di copia del titolo munita di formula esecutiva rilasciata a norma dell’art. 476, 1 comma, c.p.c.;

Trasmissione delle istanze al fondo di solidarietà a tutela  del coniuge in stato di  bisogno

Depositata l’istanza, entro 30 giorni il presidente del Tribunale o un giudice da lui delegato, verificata la sussistenza dei presupposti, assumendo, ove occorra, informazioni, dovrà  dichiarare  ammissibile o inammissibile  l’istanza.

Se il Presidente o il Giudice da lui delegato ritiene ammissibile l’istanza, la trasmette al Ministero della Giustizia ai fini della corresponsione delle somme richieste. Quando ritiene inammissibile l’istanza ugualmente la trasmette al fondo indicando le ragioni.

Se la documentazione contiene l’originale del titolo, il cancelliere trasmette al fondo una copia conforme dello stesso titolo da lui formata.

Liquidazione delle istanze accolte

La liquidazione delle istanze accolte avviene trimestralmente. In altre parole, il fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno alla scadenza di ciascun trimestre distribuisce agli aventi diritto le cui istanza sono trasmesse al fondo nel corso del medesimo trimestre e secondo criteri di proporzionalità, le risorse imputate al medesimo trimestre.

Le somme non utilizzate nel corso di un trimestre sono destinate a incrementare la disponibilità del trimestre successivo (nell’ambito dello stesso esercizio finanziario).

In ogni caso, all’avente diritto non può essere corrisposta, in relazione a ciascun rateo mensile dell’assegno di mantenimento, una somma eccedente la misura massima mensile dell’assegno sociale.

Revoca del provvedimento del dipartimento

Il provvedimento del fondo può essere revocato. Invero il provvedimento del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della Giustizia che accoglie l’istanza viene revocato nel caso in cui venga accertata l’insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi, ovvero nel caso in cui la documentazione prodotta contenga elementi inveritieri o sia incompleta rispetto a quella richiesta. In tal caso il Dipartimento provvederà a recuperare le somme indebitamente erogate, fatte salve  le eventuali conseguenze di legge civile, penale ed amministrative.

Recupero delle somme erogate

Segnatamente entro 30 gg. dalla distribuzione delle risorse, il Dipartimento intima al coniuge inadempiente di provvedere al versamento allo stato della somma erogata entro il termine di 10 gg. dall’intimazione e secondo le modalità che verranno indicate.

Il coniuge che provvede al pagamento entro il termine di intimazione deve trasmettere al fondo, entro 5 gg., la quietanza o l’attestazione di pagamento.

Qualora il coniuge inadempiente non provvede al pagamento, il Ministero, in presenza di fondati indici di solvibilità patrimoniale del debitore, promuove, surrogandosi nei diritti del coniuge che ha beneficiato dell’erogazione, a norma dell’art. 1203, 1 comma, n,3), c.c. azione esecutiva per il recupero delle somme erogate.

Le somme recuperate saranno riassegnate al fondo di solidarietà a tutela  del coniuge in stato di bisogno.