Divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni

Divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni

Nel caso di divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni, e perciò  discendenti da diversi titoli, il giudice può dar luogo ad un’unica divisione solo se tutti i condividenti vi acconsentano con apposito atto che rispetti i requisiti formali prescritti dalla legge.Pertanto laddove la divisione dei beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni abbia ad oggetto beni immobili la comune volontà di tutti i condividenti deve rivestire obbligatoriamente la forma scritta e non può risultare dalla mera mancata opposizione in giudizio alla divisione unica.

Questo è, in sintesi, quanto ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione II, con la sentenza 3512 del 06.02.2019.

La vicenda si presenta complessa e ha riguardo ad una  divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni. Invero con atto di citazione due fratelli convenivano in giudizio gli altri fratelli affinché si procedesse allo scioglimento della comunione ereditaria di uno dei essi, deceduto senza lasciare testamento, il cui asse si componeva di due immobili.

Si costituiva in giudizio un primo fratello che si opponeva alla richiesta di rendiconto dei frutti della comunione ma non si opponeva alla divisione, il quale, in riconvenzionale, chiedeva la condanna degli altri condividenti al rimborso pro-quota delle spese sostenute per la conservazione e manutenzione dell’asse ereditario.

Si costituiva anche una sorella che chiedeva il rimborso delle spese funerarie sostenute per il fratello deceduto.

Con successivo atto di citazione veniva istaurato il giudizio per lo scioglimento della comunione ereditaria del padre dei condividenti. L’attore deduceva che l’asse relitto si componeva di un immobile le cui quote erano state indicate nella successione del fratello dei condividenti.

Si costituiva in giudizio la sorella già costituitasi nel primo giudizio divisorio, la quale non si opponeva alla divisione però deduceva che nell’asse ereditario doveva essere ricompresa anche la proprietà del motociclo sidecar Guzzi.

Disposta la riunione dei giudizi, il Tribunale disponeva lo scioglimento della comunione assegnando all’attore l’immobile sito in Samarate e  alla sorella, costituitasi in giudizio, il motoveicolo e l’immobile sito in Pompei, previa condanna di essi assegnatari al versamento dei conguagli in favore degli altri condividenti.

La Corte di Appello di Milano sostanzialmente confermava la sentenza di primo grado, limitandosi a specificare, nel dispositivo, l’autonoma individuazione della varie comunioni interessate dalla domanda di divisione.

La Corte territoriale pur consapevole che si stava discutendo della divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni,  richiamato il principio dell’autonomia delle masse (che impedisce la divisione unitaria dei beni di provenienza diversa), riteneva, una volta individuate correttamente le due masse e le quote di partecipazione vantate su ognuna, di poter procedere a divisioni contestuali in assenza di opposizione dei condividenti, essendo impraticabile una diversa soluzione.

Nel dar luogo alla divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni, il collegio reputava di dover confermare anche l’inclusione nella divisione del motociclo, stante la correttezza dell’assunto del giudice di prime cure secondo cui la cessione a terzi di diritti su singoli cespiti da parte del condividente non implica la fuoriuscita del bene dalla comunione, essendo l’’acquisto del terzo subordinato all’avveramento della condizione rappresentata dall’assegnazione di quello specifico bene all’alienante all’esito della divisione.

Avverso la decisone della Corte di Appello veniva proposto ricorso per cassazione.

La critica mossa nei confronti della sentenza di seconde cure riguardava, essenzialmente, il fatto che i giudici, pur dichiarando astrattamente di condividere il principio dell’autonomia delle masse plurime, non né avevano fatto applicazione, procedendo ad una divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni in modo unitario, senza preservare l’autonomia delle operazioni divisionali.

La Suprema Corte, per quanto qui interessa, ha ritenuto fondato il motivo, ribadendo il principio secondo cui:  quando i beni in godimento comune provengono da titolo diversi, non si realizza un’unica comunione, ma tante comunioni quanti sono i titoli di provenienza dei beni, corrispondendo, quindi, alla pluralità dei titoli una pluralità delle masse, ciascuna delle quali costituisce un’entità patrimoniale a sé stante. Pertanto in caso di divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni, si hanno, in sostanza, tante divisioni, ciascuna relativa ad una massa e nella quale ogni condividente fa valere i propri diritti  indipendentemente da quelli che gli competono sulle altre masse. Con la conseguenza che  nell’ambito di ciascuna massa debbono trovare soluzione i problemi particolari relativi alla formazione dei lotti ed alla comoda divisione dei beni immobili che vi sono inclusi.

Il Collegio ha, altresì, sottolineato come è legittimo il cumulo in un unico processo delle domande di divisioni delle distinte masse, purchè sia rispettato il principio dell’autonomia delle operazioni divisionali.

Pertanto, gli ermellini hanno ritenuto che nel caso di divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni è possibile procedere ad una sola divisione, anziché  a tante divisioni per quante sono le masse, solo se tutte le parti vi acconsentano con un apposito atto che, concretizzandosi nel conferimento delle singole comunioni in una sola comunione, non può risultare da una manifestazione tacita di volontà né dal mero comportamento di mancata opposizione alla domanda di divisione giudiziale di divisione unica di tutti i beni appartenenti alla diverse masse, ma deve concretizzarsi in un apposito negozio che, qualora abbia ad oggetto beni immobili, deve  obbligatoriamente rivestire la forma scritta perché rientrante tra quelli previsti dall’art. 1350 c.c. Da ciò discende che in mancanza del predetto negozio, la mancata opposizione alla divisione unica nel giudizio di primo grado non impedisce alla parte di proporre appello contro la sentenza che ha accolto la domanda.

Di talché i giudici di nomofilachia hanno cassato la sentenza impugnata in quanto, in mancanza di un consenso dei condividenti espresso nelle forme richieste, la divisione di beni in comunione ereditaria derivanti da due successioni pretende l’autonoma formazione di due masse e la loro divisione secondo autonome operazioni divisionali.