esercizio diritto di riscatto agrario

Diritto di riscatto agrario

Il diritto di riscatto agrario non è escluso dalla destinazione agrituristica del fondo, purché l’attività agricola sia prevalente rispetto a quella agrituristica, con onere della prova a carico dell’affittuario. Pertanto l’affittuario, per esercitare il diritto di riscatto agrario, è tenuto a dimostrare di essere affittuario del fondo, di avere la qualità di coltivatore diretto e di avere effettivamente coltivato il fondo affittato, nonché di non aver venduto, nel biennio precedente, altri fondi rustici. Allorquando, accanto all’attività agricola l’affittuario svolga anche quella agrituristica, lo stesso dovrà dare prova della prevalenza dell’attività agricola su quella agrituristica.
In sintesi questo è il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, sez. III, con la sentenza n. 20638 del 13 ottobre 2016. Con tale pronuncia la Corte ha sostanzialmente confermato la decisione della Corte di Appello che aveva rigettato la domanda dell’affittuario coltivatore diretto a vedersi riconosciuto il diritto di riscatto agrario del fondo rustico sul quale esercitava l’attività agricola unitamente a quella agrituristica.
Secondo il Supremo Collegio vi è una essenziale differenza tra l’affitto del fondo rustico, nel quale la causa del contratto è “l’esercizio sul fondo stesso, da parte del conduttore, della normale attività di coltivazione”, e l’affitto a scopo di agriturismo, che “comporta una utilizzazione ulteriore, e diversa, del bene terra e relative attrezzature”. Conseguentemente, mentre nel primo caso l’affittuario è titolare di una unica impresa agricola, nel caso di affitto a scopo di agriturismo lo stesso assume la duplice qualifica di imprenditore agricolo e di imprenditore commerciale. Ciò non toglie che “la destinazione agrituristica del fondo non priva l’affittuario- coltivatore diretto del diritto di prelazione e riscatto che a lui compete ai sensi dell’art. 8 della legge n. 590 del 1965, perché non ne muta la funzione agricola, trattandosi di una forma di turismo nelle compagne volta a favorire lo sviluppo e il riequilibrio del territorio agricolo, nonché ad agevolare la permanenza dei produttori agricoli nelle zone rurali attraverso l’integrazione dei redditi aziendali ed il miglioramento delle condizioni di vita , secondo le indicazioni dell’art. 1 della legge 5 dicembre 1985 n. 730”.
Di talché la destinazione agrituristica non impedisce, di per sé, l’esercizio del diritto di riscatto agrario. Tuttavia, sulla base delle profonde differenze esistenti tra l’attività di coltivazione del fondo e quella di agriturismo, la Corte ha precisato come l’esercizio del diritto di riscatto agrario “è ammissibile solo a condizione che l’attività di coltivazione prevalga su quella commerciale”. Invero se chi esercita l’agriturismo è titolare di una doppia impresa, è chiaro che il riscatto agrario potrà essere ammesso solo laddove l’attività agricola sia prevalente rispetto all’altra, venendo altrimenti snaturata la stessa ratio dell’istituto.
In definitiva per poter esercitare il diritto di riscatto agrario è necessario che sia data la prova dell’esistenza di tutte le condizioni di legge. Quindi l’accertata mancanza di una o alcune di esse rende irrilevante l’ipoteca presenza delle altre.