Danni causati da cane randagio

Danni causati da cane randagio

Dei danni causati da cane randagio deve rispondere l’ente o gli enti a cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro  nazionale n. 281/1991) il dovere di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione, e cioè il compito della cattura e della custodia dei cani vaganti o randagi.

Questo è quanto confermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 22522 del 10.09.2019.

La vicenda riguarda un sinistro, avvenuto nel Comune di Benevento, che vedeva coinvolta un’autovettura e un cane randagio.  Il conducente dell’auto evocava in giudizio dinnanzi al Giudice di Pace l’ASL e il Comune di Benevento per ottenere il ristoro dei danni causati da cane randagio.

L’Asl contestava la propria legittimazione  passiva e chiamava in causa il comune in cui era avvenuto l’incidente, il Giudice di prime cure condannava l’Asl in solido con il comune a risarcire i danni causati da cane randagio.

Il Tribunale investito dell’appello riteneva sussistente la legittimazione passiva sia dell’Asl che del comune, ed accertava che il cane era randagio. Invero era emerso nel corso dell’istruttoria che nella zona del sinistro erano presenti molti randagi, senza collare e museruola, e che la popolazione in molte occasioni li aveva segnalati alle autorità competenti. Pertanto confermava la responsabilità dell’ASL e del Comune per i danni causa da cane randagio che, nel momento di passaggio dell’autovettura aveva tagliato la strada all’autovettura che stava transitando, per unirsi ad altri cani.

L’ASL proponeva ricorso per cassazione, ritenendo il difetto della propria legittimazione passiva, per via che le erano stati affidati solo compiti di profilassi e polizia veterinaria ed il servizio di accalappiamento ma non anche il compito di controllare continuamente il territorio comunale per verificare la presenza o meno di randagi. In altre parole l’ASL riteneva di non essere obbligata al controllo continuo del territorio, semmai di  aver solo l’obbligo specifico di intervento per la cattura dell’animale a seguito di segnalazione.

La suprema Corte ha  confermato la condanna dell’ASL al risarcimento dei danni causati da cane randagio. In particolare ha sottolineato come la la legge 281/1991 ha delegato alle regioni la competenza a legiferare in materia di randagismo  e come la Regione Campania ha affidato il compito di vigilare e di controllare il randagismo, con compiti di cattura  e trasferimento degli animali randagi  nei canili pubblici, ai servizi veterinari della ASL, mentre ha riservato ai Comuni il compito  di costruire canili nei quali ricoverare gli animali catturati e quello di ristruttura e riattivare le strutture esistenti.

Di fronte a tale dato normativo la giurisprudenza talvolta ha affermato la responsabilità solidale del Comune con l’ASL di competenza, ed in altri casi ha ritenuto la sola competenza dei servizi veterinari dell’ASL.

Ad ogni buon conto anche a prescindere dal caso specifico della Regione Campania la Suprema Corte ha ribadito il principio generale secondo il quale la responsabilità dei danni causati da cane randagio grava sull’ASL a cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro  nazionale n. 281/1991) il dovere di prevenire il randagismo, e cioè il compito di accalappiare e  custodire i cani vaganti o randagi. Viceversa non ha ritenuta sufficiente per attribuire  la responsabilità dei danni causati da cane randagio ad altro ente l’assegnazione a quest’ultimo di generici compiti di prevenzione del randagismo, come ad esempio  il controllo delle nascite della popolazione canina e felina, in quanto il mero controllo numerico degli animali, ai fini dell’igiene e profilassi, è considerato, al più, diretto a prevenire i vari inconvenienti legati al randagismo.

Pertanto l’ASL è il soggetto che deve rispondere dei danni causati da cane randagio, dovendo, sulla base dalla legislazione regionale, prevenire il fenomeno del randagismo.