Contestazione della titolarità del credito ceduto

Contestazione della titolarità del credito ceduto

La contestazione della titolarità del credito ceduto, se sussistono determinati presupposti, può dar luogo alla sospensione del processo esecutivo, con l’effetto di paralizzare l’azione esecutiva intrapresa dal creditore. Invero spetta a chi afferma essere titolare del credito, a seguito di una cessione in blocco (avvenuta tra banche e/o società finanziarie), l’onere di dare prova della propria titolarità con documenti idonei a dimostrare l’incorporazione e l’inclusione del credito oggetto di causa dalla suddetta cessione. In mancanza di detta prova il giudice deve negare alla società che assume di essere titolare del credito di agire in via esecutiva.

Questo è quanto è stato ribadito dal Tribunale di Catanzaro con il provvedimento del 22 novembre 2020.

Debitore di una finanziaria o di una banca

Capita spesso il debitore vede il proprio debito passare da una finanziaria o da una banca all’altra, con la conseguenza di ricevere, dopo una serie di atti, un decreto ingiuntivo o addirittura un pignoramento immobiliare ad opera di questo soggetto originariamente estraneo al rapporto.

La contestazione della titolarità del credito ceduto

Questa situazione – che spesso appare irrimediabilmente compromessa – lascia al debitore la possibilità di far valere una serie di eccezioni, tra le quali si deve annoverare la contestazione della titolarità del credito ceduto, che consentono di paralizzare l’intrapresa azione esecutiva.

La vicenda

Nel caso di cui si va discorrendo una società aveva ottenuto un finanziamento di circa 800.000,00 per la costruzione di uno stabilimento industriale. Utilizzati i fondi, la società finanziatrice si scindeva in altre società ed una di esse subentrava nei rapporti attivi e passivi della società scissa.

Il cessionario del credito agiva esecutivamente, in forza del contratto di mutuo fondiario, contro la debitrice.

Onere probatorio della società che afferma di essere creditrice

La vicenda è stata caratterizzata dal fatto che solo nell’atto di precetto (atto che preannuncia l’esecuzione forzata) si dava atto che la cessionaria nell’ambito di un’operazione di cartolarizzazione, relativa ai crediti ceduti dalle banche cedenti, aveva acquistato – senza che il cedente dovesse rispondere dell’eventuale insolvenza del debitore – un portafoglio crediti “identificabili” sul sito in forza di un contratto di cessione dei crediti, tra i quali quello per cui si agiva in esecuzione.

Si trattava, evidentemente, di una cessione in blocco, e la finanziaria per dimostrare la propria titolarità (in particolare la legittimazione attiva), produceva: stralcio della gazzetta ufficiale con la pubblicazione della cessione di credito, la visura camerale da cui risultava la registrazione della cessione, l’elenco dei crediti ceduti con l’indicazione del codice anagrafico di ogni singola persona e del numero del singolo rapporto.

Viceversa non veniva depositato  il contratto di cessione in blocco dei crediti,  né dall’avviso pubblicato sulla gazzetta ufficiale  venivano individuate le categorie dei crediti, in modo tale da garantire con sicurezza che il credito azionato era stato oggetto di cessione, in quanto si faceva riferimento a tutti i crediti derivanti da contratti di mutuo, di aperture di credito e finanziamenti dal 1955 al 2017.

Contestazione della titolarità del credito ceduto

Da ciò, di fronte alla contestazione della titolarità del credito ceduto da parte della debitrice – in base al fatto che l’elenco dei crediti ceduti indicava solo il codice anagrafico identificativo di ogni singola posizione e del numero di ogni singolo rapporto bancario, ma non il nominativo del debitore ceduto o dei dati del contratto – il giudice ha ritenuto che non vi era prova che il credito azionato era ricompreso nella cessione. Pertanto in mancanza di detta prova la contestazione della titolarità del credito è stata ritenuta fondata.

Impossibilità di agire in via esecutiva in base al credito acquistato

In conclusione, alla luce del fatto che spetta a colui si si afferma successore, a titolo universale o particolare della parte cedente, l’onere di dimostrare la propria legittimazione attiva con documenti idonei a dimostrare il fatto che il credito azionato abbia formato oggetto della cessione in blocco, va negata la possibilità di agire in via esecutiva in base a credito azionato:

1) se non sia stato prodotto il contratto di cessione previsto dal testo unico bancario, dato che l’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta ufficiale ha solo efficacia di rende nota ufficialmente l’avvenuta cessione;

2) se nell’avviso di cessione non siano indicate specificatamente le singole categorie di crediti che consentano di ritenere senza incertezza alcuna che il credito azionato sia stato incluso nella cessione;

3) se nell’elenco dei crediti ceduti non siano riportati il nominativo del debitore ceduto o i dati del contratto del contratto, necessari per poter ritenere, senza incertezze, che il credito azionato è ricompreso nella cessione.

In tuuti questi casi, la contestazione della titolarità del credito ceduto fa sì che l’opposizione all’esecuzione risulti fondata e l’esecuzione meritevole di essere sospesa, per non procurare al debitore un pericolo o danno causato dal ritardo.