animali d'affezione e separazione

Animali d’affezione e separazione

Nell’ambito di una separazione consensuale il Tribunale è stato chiamato ad omologare l’accordo intervenuto tra i coniugi avente ad oggetto  la suddivisione delle spese di mantenimento e di cura del cane nonché le condizioni relative agli altri aspetti del rapporto con l’animale.

A tal proposito il Collegio osserva, con riferimento “alle condizioni relative alla suddivisione delle spese    di mantenimento e di cura del cane, che esse rivestono un indubbio contenuto economico, al pari di qualunque altra spesa relativa a beni o servizi di interesse familiare, né contrastano con alcuna norma cogente, talché nulla quaestio circa il loro inserimento nella presente sede e conseguente omologa”.

Viceversa  con riguardo alle condizioni relative agli altri aspetti del rapporto con l’animale, il Tribunale considera che “esse (ricalcando impropriamente sul piano terminologico le clausole generalmente adottate in tema di affidamento,collocazione e protocollo di visita dei figli minori, il che a questo giudice pare una caduta di stile sul piano culturale) di fatto si preoccupano di assicurare a ciascuno dei comproprietari la frequentazione con l’animale (in via alternata) e la responsabilità sullo stesso; trattandosi di animale di affezione e/o di compagnia (secondo la definizione di cui alla Convenzione di Strasburgo 13.11.1987 e alla legge R. Lombardia 20.7.2006), non v’è dubbio che dette questioni, al di là della impropria assimilazione alla relazione genitoriale sul piano lessicale,   rivestano un particolare interesse per i coniugi, interesse che, nella materia negoziale, per risultare meritevole di tutela, non si esaurisce nella sola sfera patrimoniale, siccome previsto dallo art. 1174 cc.”.

Richiamata la giurisprudenza di merito (ordinanza 2.3.2011 Trib. Milano) secondo cui  in caso di contrasto tra le parti il giudice della separazione non è tenuto ad occuparsi della assegnazione degli animali di affezione all’uno o all’altro dei coniugi, né della loro relazione con gli stessi, (almeno sinora, ovvero de iure condito, essendo pur sempre possibile in via de iure condendo, data la fantasia del legislatore, una estensione in tal senso dell’oggetto dei procedimenti di famiglia, come può evincesi dal disegno di legge 3231 della XVI legislatura, che prevede di introdurre l’art. 455 ter cc “affido di animali familiari in caso di separazione dei coniugi” con previsione anche della audizione di esperti del comportamento animale), il consesso- pur invitando le parti, per il futuro (per es. in caso di divorzio o modifica delle  condizioni di separazione) a regolare altrimenti, ovvero con impegni stragiudiziali, le sorti del loro animale domestico – puntualizza che “in occasione della separazione consensuale, in presenza di accordi liberamente assunti dai coniugi, non vi è luogo a provvedere circa il merito degli stessi in quanto non urtano con alcuna norma cogente, né con principi di ordine pubblico”.

Trib. Como, decreto 3 febbraio 2016 (Pres. Rel. Donatella Montanari) in Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 14488 – pubb. 22/03/2016