ammissibilità procura speciale  per accordi  da concludersi davanti all'ufficiale dello stato civile

Ammissibile la procura speciale per gli accordi da concludersi davanti all’ufficiale dello stato civile

Nei casi in cui  è possibile far ricorso alla procedura di cui all’art. 12 d.l. 132  del 2014, dinanzi all’ufficiale di Stato Civile i coniugi – così come potrebbero munirsi di procura speciale davanti al Giudice – possono avvalersi della rappresentanza di un procuratore speciale, il quale, in virtù della stessa, può svolgere, in luogo del rappresentato, tutte le attività che questi dovrebbe porre in essere al cospetto dell’autorità amministrativa

Questa è la conclusione a cui è pervenuto il Tribunale di Milano, riunito in camera di consiglio, a seguito del ricorso proposto dai coniugi contro il rifiuto opposto dall’Ufficiale dello Stato Civile del Comune  di prendere atto della loro volontà di procedere allo scioglimento del matrimonio, ai sensi dell’art. 12 d.l. 132 del 2014, convertito in l. 162/2014. Invero, l’Ufficiale dello Stato civile adito, pur in presenza del procuratore speciale del marito designato a tal fine giusta procura consolare, dichiarava di rifiutare di dare corso alla richiesta dei coniugi, poiché il marito non era personalmente presente alla lettura dell’atto consensuale, ai sensi dell’art. 12, comma III, l. 10 novembre 2014 n. 162.

A tal proposito  l’art. 12 della legge 162 del 2014 nulla prevede in merito al rifiuto dell’Ufficiale dello Stato Civile opposto alle dichiarazioni rese dai coniugi per perfezionare un accordo di separazione o divorzio. Invero, la facoltà di rifiutare atti del proprio ufficio è prevista, in via generale, dall’art. 7 del D.P.R. 396/2000 («nel caso in cui l’ufficiale dello stato civile rifiuti l’adempimento di un atto da chiunque richiesto, deve indicare per iscritto al richiedente i motivi del rifiuto»).

La questione, seppur risalente al 2015, è interessante perché  non consta, allo stato, di precedenti.

Innanzitutto il Tribunale osserva come contro il rifiuto opposta dall’Ufficiale dello Stato Civile è possibile proporre ricorso ex artt. 95 e 96 del D.P.R. 396/2000. In tal caso il Tribunale provvede in camera di consiglio, con decreto motivato, sentiti gli interessati e il Procuratore della repubblica.

Passando alla soluzione della fattispecie concreta ha osservato come la dottrina si è pronunciata ora nella direzione dell’ammissibilità ora nella direzione di non ammissibilità e come “la formazione dell’unione matrimoniale sia, invero, ammissibile anche a mezzo di procura speciale, nel caso in cui uno dei nubendi risieda all’estero (art. 111, comma II, c.c.); per quanto qui interessa, soprattutto, la procedura giurisdizionale di disgregazione del vincolo matrimoniale ammette espressamente la rappresentanza (art. 4, l. 898 del 1970). Ma il dato letterale non è dirimente: infatti, l’utilizzo dell’avverbio “personalmente” compare anche nella procedura giurisdizionale (v. art. 4 comma IV, l. 898 del 1970) ma non preclude la rappresentanza a mezzo del procuratore speciale”.

Non essendo stato ritenuto soddisfacente il dato letterale, il collegio si è soffermato sulla ratio della legislazione di nuovo conio, ritenendo che “lo spirito della normativa è certamente quello di garantire procedure alternative al servizio pubblico di Giustizia,istituendo delle misure semplificate tese ad incrementare il tasso di degiurisdizionalizzazione: muovendo da questa finalità, possono essere rassegnate due conclusioni. La prima: le procedure “altre” devono munire gli utenti del servizio delle stesse possibilità di agire che verrebbero loro riconosciute mediante il modulo giurisdizionalizzato; altrimenti, non si assisterebbe a una misura “altra” uguale a quella ordinaria bensì a un percorso alternativo diverso e di qualità inferiore”.

Peraltro, secondo il collegio, “ciò avrebbe l’effetto di disincentivare il ricorso alle procedure semplificate piuttosto che favorirlo. La seconda: le procedure di degiurisdizionalizzazione devono distinguersi per la “semplificazione” e, coerentemente con gli scopi del d.l. 132 del 2014, devono dunque consentire un maggiore ricorso agli strumenti alternativi, piuttosto che irrigidirne l’accesso”.

Sulla scorta di questi principi il Collegio ha accolto il ricorso, ordinando all’ufficiale dello Stato Civile di dare corso al procedimento instaurato dai coniugi ex art. 12 d.l. 132/2014.

Trib. Milano, sez. IX civ, decreto 14 dicembre 2015, dep. 19 gennaio 2016 (Pres. Servetti, est. Buffone) – PM: parere conforme (Dr. N. Cerrato) in Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 14259 – pubb. 24/02/2016