Al fondo di solidarietà può accedere solo il coniuge titolare dell’assegno di separazione

Al fondo di solidarietà può accedere solo il coniuge titolare dell’assegno di separazione

Al fondo di solidarietà può accedere solo il coniuge titolare dell’assegno di separazione. Invero, il presupposto per l’accesso al fondo di solidarietà previsto dalla legge 208 del 2015 è che il richiedente «non abbia ricevuto l’assegno determinato ai sensi dell’articolo 156 del codice», ossia l’assegno di separazione; si tratta, per vero, di una misura a sostegno del “coniuge debole” e non dei minori. Pertanto il coniuge legittimato a ricevere il solo assegno per i figli (ex art. 337-ter c.c.) ma non titolare di assegno per sé, ex art. 156 c.c., non ha titolo per accedere al Fondo di solidarietà per il coniuge debole

Questo è quanto emerge dal decreto del Tribunale di Milano, Ufficio del distretto di Milano 13 aprile 2017.

La vicenda attiene al mancato pagamento dell’assegno di mantenimento a favore dei figli. A seguito del mancato versamento dell’assegno di mantenimento per i minori, la madre degli stessi presentava istanza per poter accedere al fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno per recuperare l’arretrato derivante dall’inadempimento del proprio coniuge all’obbligo di provvedere al mantenimento mensile dei figli comuni, così come previsto dalla sentenza di separazione.

Il Presidente del Tribunale ha ritenuto inammissibile l’istanza poiché il credito fatto valere originava da un assegno di mantenimento in favore dei figli, ai sensi dell’art. 337-ter c.c.,  mentre la richiedente non era titolare dell’assegno di separazione ex art. 156 c.c. Infatti al fondo di solidarietà può accedere solo il coniuge titolare dell’assegno di separazione. Invero, per il giudice, il  il presupposto per l’accesso al fondo di solidarietà è che il richiedente «non abbia ricevuto l’assegno determinato ai sensi dell’articolo 156 del codice», ossia l’assegno di separazione. Si tratterebbe, per il giudicante, di una misura a sostegno del “coniuge debole” e non dei minori, rispetto al quale  la Dottrina ha sollevato dubbi in merito alla legittimità costituzionale (art. 3 Cost.) poiché solo il “genitore” che sia al contempo titolare di assegno ex art. 156 c.c. ha diritto di accesso al Fondo e non anche quello astrattamente più svantaggiato ossia il genitore che non goda di alcun assegno (e magari non percepisca alcun reddito per sé); tuttavia, al momento, il regime giuridico in esame è eccezionale e transitorio e, pertanto, sperimentale (dunque, non destinato a perdurare nel tempo). Ne consegue che il coniuge legittimato a ricevere il solo assegno per i figli (ex art. 337-ter c.c.) ma non titolare di assegno per sé ex art. 156 c.c., non ha titolo per accedere al fondo di solidarietà per il coniuge debole.

Da ciò discende che si auspica un intervento correttivo, visto che allo stato, ingiustamente, al fondo di solidarietà può accedere solo il coniuge titolare dell’assegno di separazione.

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