Acquisto immobile diritto del mediatore  alla provvigione

Acquisto immobile: diritto del mediatore alla provvigione

Il diritto  del mediatore alla provvigione deve essere riconosciuto anche quando l’attività da lui svolta in concreto non sia qualificabile quale fattore esclusivo e determinante della conclusione dell’affare, risultando sufficiente invece che, rispetto al negozio concluso dalle parti, l’attività di intermediazione assuma il carattere indefettibile della completezza. In particolare, ai fini del riconoscimento del diritto del mediatore alla provvigione è sufficiente che la sua attività costituisca l’antecedente necessario per pervenire, anche attraverso fasi e atti strumentali, alla conclusione dell’affare.

Questo è quanto ribadito dalla Corte di Cassazione, Sez. II, con l’ordinanza n. 18889 del 28.07.2017.

Per comprendere la portata e il significato della decisione della suprema corte occorre esaminare la vicenda concreta.

Agli acquirenti di un immobile veniva ingiunto il pagamento di € 28.350,00 a favore di una immobiliare per l’attività di mediazione prestata in relazione all’acquisto di un appartamento. Avverso tale decreto veniva proposta opposizione con la quale gli ingiunti sostenevano che la società immobiliare non aveva svolto alcuna attività di mediazione. E segnatamente gli opponeni sostenevano che  la società si era limitata a fornire informazione circa il prezzo dell’immobile pubblicizzato dalla stessa sul suo sito internet  e ad inviare fotografie agli opponenti, mentre erano stati accompagnati dall’incaricato di altra agenzia a visitare l’immobile e quest’ultima agenzia aveva curato la stipulazione del contratto preliminare, la sua registrazione e la predisposiziuone della documentazione per l’atto definitivo.

Si costituiva la società immobiliare, chiedendo il rigetto dell’opposizione, atteso che gli acquirenti avevano contattato l’agenzia per ottenere informazioni sull’immobile pubblicizzato  sul suo sito internet e per fissare un appuntamento, pertanto riteneva che l’acquisto era stato concluso anche grazie alla sua opera e, quindi,  chiedeva la provvigione nella misura del 50%.

Il tribunale di Verbania accoglieva l’opposizione, dichiarando l’insussistenza del diritto del mediatore alla provvigione e condannava la società immobiliare alla rifusione delle spese di lite. Il tribunale riteneva provato che il primo contatto fosse avvenuto con l’immobiliare, ma che lo stesso – poiché l’agenzia successivamente non aveva più svolto alcuna attività – non costituiva un antecedente causale necessario e indispensabile per la conclusione dell’affare.

Avverso la sentenza proponeva appello la società immobiliare.

La Corte di appello di  Torino, in accoglimento dell’appello, rigettava l’opposizione e condannava gli acquirenti alla restituzione di una certa somma, sulla base, per quanto qui possa interessare, delle seguenti considerazioni:

  • era pacifico che gli acquirenti avevano avuto per la prima volta conoscenza dell’offerta di vendita dell’immobile poi acquistato consultando il sito internet della immobiliare e che alla stessa avessero inviato la richiesta sia del prezzo sia di una visita in loco, sia infine delle planimetrie e delle informazioni sui posti macchina, e che il mediatore aveva risposto puntualmente a tali richieste, comunicando il prezzo e trasmettendo le planimetrie e le informazioni richieste sul posto auto e rendendosi disponibile ad una visita, poi non avvenuta per il mutato comportamento dei potenziali acquirenti;
  • anche la semplice attività consistente nell’indicazione dell’altro contraente o nella segnalazione dell’affare legittima il diritto alla provvigione del mediatore;
  • la circostanza che la trattativa era stata conclusa con l’intervento di altro mediatore, non escludeva il nesso causale tra l’attività del mediatore e la conclusione dell’affare;
  • l’e-mail inviata dagli acquirenti alla immobiliare confermava che i primi erano consapevoli dell’apporto causale dato dall’immobiliare alle trattative;

alla luce di queste considerazioni la Corte di appello riteneva sussistente il diritto alla provvigione del mediatore, nella misura dell’1,5% del prezzo di acquisto.

Avverso la sentenza di secondo grado  gli acquirenti proponevano ricorso in cassazione.

Per la cassazione non sussiste il diritto alla provvigione solo quando una prima fase delle trattative avviate con l’intervanto  di un mediatore non dia risultato positivo e accada che la conclusione dell’affare, cui le parti sono successivamente pervenute, sia indipendente dall’intervento dell’originario mediatore. Pertanto gli ermellini hanno ritenuto corretta la valutazione della corte torinese che ha valutato sufficiente, ai fini del riconoscimento  del diritto alla provvigione del mediatore, la comunicazione da parte della immobiliare – a seguito di richiesta in tal senso da parte degli acquirenti – di informazioni sull’immobile (prezzo, la disposizione interna dell’immobile e dei posti macchina) non desumibili semplicemente dal sito, reputandole essenziali a tal punto che gli acquirenti avevano formulato una vincolante proposta di acquisto.

Inoltre il collegio, nel confermare la decisione di secondo grado che  ha ritenuto sussistente il diritto del mediatore alla provvigione, ha ritenuto rilevante   la circostanza che l’agenzia immobiliare, oltre a riscontrare le richieste degli acquirenti, si era messa a disposizione per effettuare la vita presso l’immobile. Visita poi non avvenuta solo a causa del mutato comportamento dei potenziali acquirenti.

Quindi anche per gli ermellini sussiste il diritto alla provvigione del mediatore nella misura dell’1,5% del prezzo di acquisto dell’immobile, da qui la conferma della decisione del giudice di seconde cure.