Tempi di frequentazione padre e figlio

Tempi di frequentazione padre e figlio

L’autorità giudiziaria deve prevedere tempi di frequentazione padre e figlio idonei a garantire, nell’interesse superiore del minore in coerenza con il principio della bigenitorialità, la presenza   (tendenzialmente paritaria) tanto della madre quanto del padre nella vita del figlio in modo di garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi.
Il giudice, in questo contesto, deve operate un severo controllo   su tutte quelle restrizioni e quei contegni che comportino il rischio di minare o spezzare le relazioni familiari tra figlio  e  genitore. Per fa ciò deve anche verificare la capacità di ciascun genitore  di preservare la continuità delle relazioni familiari con l’altro genitore, senza assecondare strategie tendenti a ridurre spazio e tempo, in modo di tutelare il diritto del figlio alla bigenitorialità e alla  sana ed equilibrata crescita.

In sintesi questo è quanto chiarito dalla Corte di Cassazione, Sez. I, con la sentenza n. 9764 depositata in data 8 aprile 2019.

La vicenda riguarda la regolamentazione dei tempi di frequentazione padre e figlio. In particolare il Tribunale disponeva l’affido condiviso del minore collocandolo presso la madre, prevedendo  tempi di frequetazione padre figlio limitati ad un fine settimana ogni due settimane.  Il giudice di primo grado, inoltre, poneva a carico del padre un contributo al mantenimento pari a € 600,00.

Proposto appello avverso il decreto, la Corte territoriale rivedeva l’importo dell’assegno a € 450,00, confermando le modalità di visita del padre.

Contro la decisione del giudice di seconde cure, veniva proposto ricorso per cassazione.

Secondo la Suprema Corte il giudice territoriale, omettendo di prevedere tempi di frequentazione  padre e figlio infrasettimanali, ha violato palesemente il principio della bigenitorialità.

Ancora una volta gli ermellini hanno posto l’accento sulla necessità di garantire la presenza  di entrambi i genitori nella vita del minore, in modo che ciascuno di essi possa  continuare a  coltivare, attraverso  esperienze di vita comuni,   il legame affettivo con il figlio, fermo il dovere di ciascuno  di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione di quest’ultimo.

In questo contesto eventuali limitazioni dei tempi di frequentazione  padre e figlio possono  essere giustificate solo dal superiore interesse del minore.

Di talché il giudice, nel rispetto della vita familiare di cui all’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, deve sottoporre ad un rigoroso controllo tutte le restrizioni apportate dall’autorità al diritto di visita dei genitori, ponendo in essere tutte le garanzie giuridiche destinate ad assicurare l’effettiva protezione del diritto dei genitori e dei figli al rispetto della loro vita familiare.

Questo per evitare di  minare alla radice il preminente diritto del minore ad una sana ed equilibrata crescita, in quanto incontri sporadici tra genitori e figlio comporterebbero il rischio di far venir meno le relazioni  tra il minore e uno dei genitori.

Tant’è che la Corte europea dei diritti dell’uomo pretende dalle autorità nazionali che vengano adottate tutte quelle misure che consentano in concreto di  mantenere vivo il legame tra il genitore e suo figlio. Infatti per un genitore e suo figlio una costante frequentazione infrasettimanale rappresenta un elemento imprescindibile della vita familiare, e di conseguenza tutte le misure o i comportamenti che la impediscono costituiscono una indebita ingerenza nel diritto riconosciuto e tutelata dall’art. 8 della Convenzione.

Pertanto gli interventi, che l’autorità  deve adottare per garantire idonei tempi di frequentazione padre e figlio, non posso  essere limitati al semplice controllo che il bambino possa incontrare il genitore o possa avere contatti con lui, ma comprendono tutte quelle misure preparatorie e/o conservative necessarie, in funzione del  caso concreto, per raggiungere rapidamente questo risultato, tenuto conto che il trascorrere del tempo può avere conseguenze devastanti sulle relazioni tra il minore e il genitore che con lui non convive.

Pertanto, ogni qualvolta che il giudice è chiamato a disporre sull’affidamento del minore ovvero a vigilare o giudicare sulla condotta di un genitore tendente a annullare la figura paterna, deve prevedere tempi di frequentazione  padre e figlio che garantiscano una costanza dei rapporti che consentano di conservare un livello affettivo tale da assicurare  l’equilibrio psicofisico  del minore.