Scioglimento dell’unione civile

Scioglimento dell’unione civile

In tema di scioglimento dell’unione civile, anche in mancanza dell’invio della raccomandata al partner e della formale dichiarazione innanzi all’ufficiale dello stato civile, il Tribunale adito può decidere la domanda di scioglimento dell’unione civile. Infatti la fase amministrativa non costituisce un passaggio indefettibile dello scioglimento dell’unione civile purché il ricorrente abbia notificato il ricorso introduttivo del giudizio al partner ed abbia ribadito nella fase presidenziale la volontà di sciogliere il vincolo, sempre che  tra la fase presidenziale ed il momento in  viene emesso il provvedimento di scioglimento dell’unione sia trascorso un lasso di tempo pari o superiore a tre mesi. Quindi, in tal caso la fase amministrativa, pur essendo prevista dal legislatore, non costituisce una condizione di procedibilità dello scioglimento dell’unione civile.

Questo è quanto affermato dal Tribunale di Novara con la sentenza del 5 luglio 2018.

La vicenda riguarda il fallimento di una unione civile. In conseguenza dell’evoluzione negativa del rapporto, per incompatibilità caratteriali, uno dei due partner proponeva ricorso al Tribunale per ottenere lo scioglimento dell’unione civile.

All’udienza presidenziale, in assenza del resistente,  sentito il ricorrente il Presidente con ordinanza autorizzava le parti unite civilmente a vivere separate, con l’obbligo di reciproco rispetto, fissando l’udienza davanti al Giudice istruttore per l’ulteriore corso del giudizio. All’udienza così fissata, il Giudice tratteneva la causa in decisione.

Il  collegio, pur constatando l’omissione della fase amministrativa, ha disposto lo scioglimento dell’unione civile.

Orbene, con la legge n. 76 del 20.05.2016, è stato disciplinato anche lo scioglimento dell’unione civile. Invero tale vincolo, oltre che per morte, dichiarazione di morte presunta o rettificazione del sesso, si può sciogliere in presenza di due distinte tipologie di presupposti e con due diverse modalità, tra loro alternative.

Ai sensi del comma 23 dell’art. 1 della citata legge è possibile ottenere lo scioglimento dell’unione civile nei casi contemplati dall’art. 3, numero 1 e 2, lett. a), c) e d) della legge 898/1970 (legge divorzio). Secondo l’interpretazione adottata dalla sentenza in commento, quest’ultima norma deve essere intesa, nonostante il suo tenore letterale, non come previsione di uno scioglimento dell’unione civile automatico ex lege, conseguente al semplice verificarsi di una di tali ipotesi, ma come possibilità, al verificarsi di una delle fattispecie contemplate, di ottenere lo scioglimento dell’unione civile attraverso una sentenza pronunciata all’esito di un giudizio davanti al Tribunale ovvero attraverso un accordo dinnanzi all’Ufficiale dello stato civile o, ancora, con un accordo stipulato nell’ambito di una negoziazione assistita da avvocati.

Con riferimento a tali ipotesi contemplate dalla legge sul divorzio, per quanto concerne il procedimento giurisdizionale occorre precisare che diversi sono i presupposti per giungere allo scioglimento del matrimonio rispetto a quelli che sorreggono lo scioglimento dell’unione civile.

Mentre per ottenere lo scioglimento del matrimonio occorre che il giudice accerti : a) che la comunione materiale e spirituale di vita tra i coniugi non può essere più mantenuta o ricostituita; b) che tale impossibilità  è casualmente imputabile alla ricorrenza di uno dei casi contemplati dal citato art. 3 L.D..

Diversamente per pronunciare una sentenza di scioglimento dell’unione civile è sufficiente che il giudice accerti la ricorrenza di uno dei casi contemplati dall’art. 3, nn. 1 e 2, lett. a), c), d) ed e) della legge divorzio, essendo del tutto irrilevante se ed in quale misura il verificarsi uno di quei casi abbia inciso sulla comunione di vita fra i partner.

Ciò perché, come sottolineato dal Tribunale di Novara, nell’unione civile l’esistenza fin dall’origine e la conservazione di una comunione materiale e spirituale di vita tra le parti è del tutto priva di rilevanza.

Acconto a tali ipotesi, il comma 24 della legge 76/2016 prevede lo scioglimento dell’unione civile quando le parti hanno manifestato disgiuntamente la volontà di scioglimento dinnanzi all’Ufficiale dello stato civile. In tal caso la domanda di scioglimento dell’unione civile può essere proposta decorsi tre mesi dalla data della manifestazione di volontà di scioglimento dell’unione. La disposizione in commento, quindi, disciplina il procedimento per lo scioglimento del vincolo quando non ricorre alcuno dei casi previsti dall’art. 3, nn. 1 e 2, lett. a), b), c) e d) L. 898/1970. Secondo l’interpretazione condivisa dal Tribunale il comma 24 della L. 76/2016 ha previsto per lo scioglimento dell’unione civile un iter procedimentale, che prescinde dalla separazione, che inizia con la dichiarazione di volontà, anche di un solo patner, di sciogliere l’unione effettuata davanti all’ufficiale dello stato civile.

In realtà tale dichiarazione non produce di per sé lo scioglimento dell’unione civile, costituendo solo il presupposto per la presentazione della domanda di scioglimento dell’unione civile una volta decorso il temine di tre mesi dal giorno della stessa. Quindi solo decorso questo termine può essere intrapresa la strada giurisdizionale o quella stragiudiziale, nelle forme della negoziazione assistita o dello scioglimento davanti al Sindaco quale ufficiale dello stato civile.

Il termine di tre mesi rappresenta uno spazio deliberandi che il legislatore ha imposto ai partner che decidono di procedere allo scioglimento dell’unione civile, in assenza di una delle menzionate cause legali. Non importa se la domanda viene presentata da uno o da entrambe le parti. Nell’uno e nell’altro caso la domanda di scioglimento della’unione civile deve essere accolta dal giudice per il solo fatto che sono decorsi tre mesi dalla dichiarazione davanti all’ufficiale dello stato civile di voler sciogliere il vincolo.

Quest’ultima dichiarazione, secondo la novella del 2017, infatti può essere espressa da una o entrambe le parti. Il legislatore, in quell’occasione, ha previsto anche un ulteriore passaggio dell’iter amministrativo, prevedendo l’obbligo di comunicare preventiva all’altra parte, mediante raccomandata, l’intenzione di sciogliere l’unione civile. L’ufficiale dello stato civile dovrà, quindi, raccogliere la dichiarazione previa verifica della spedizione della suddetta raccomandata. Solo dal momento della dichiarazione decorreranno i tre mesi necessari per poter incardinare il giudizio di scioglimento dell’unione civile.

Questo non sta a significare, secondo i giudici di novaresi, che  quella dichiarazione costituisce una condizione di procedibilità per lo scioglimento dell’unione civile, nonostante l’opinione contraria di una parte della dottrina.

Per il collegio, in primo luogo, tale qualifica non viene attribuita alla dichiarazione dal comma 24, dell’art. 1 della L. 76/2016, in secondo luogo, come precisato da una parte della dottrina, da tale dichiarazione non derivano altre conseguenze che quella di determinare il dies a quo per la decorrenza del termine di tre mesi.

In particolare per i giudici i prime cure la rituale notifica del ricorso al patner può tener luogo all’invio della raccomandata, così come la manifestazione di volontà di voler sciogliere l’unione civile ribadita innanzi al Presidente del Tribunale può tener luogo alla mancata dichiarazione innanzi all’ufficiale dello stato civile. Infatti secondo il Tribunale non si rivengono motivi per escludere la possibilità di equiparare, quanto a sacralità  e formalità, la dichiarazione resa innanzi all’ufficiale dello stato civile a quella resa innanzi al Presidente del Tribunale.

Quindi qualora tra il momento in cui il ricorrente ribadisce la sua volontà di voler sciogliere l’unione civile davanti al Presidente e quello in cui il Tribunale decide sulla domanda è trascorso un termine pari o superiore a tre mesi,  dovrà ritenersi verificata anche l’ulteriore condizione richiesta dalla legge, ossia il decorso di quel lasso di tempo che consente alla parte di riflettere sulla propria determinazione ed, eventualmente, di mutare il proprio convincimento.

Infatti, il collegio, ha ritenuto che non sussistono ragioni logiche o giuridiche che impediscono di considerare il temine di tre mesi decorso nell’ambito del giudizio equivalente, per qualità e quantità, al medesimo periodo di tempo trascorso prima del processo e al di fuori di esso. Pertanto la fase amministrativa, pur se contemplata dal legislatore, non costituisce un passaggio obbligatorio per pervenire allo scioglimento dell’unione civile, purché la ratio della norma venga rispettata nell’ambito del processo.

Per questi motivi il Tribunale di Novara ha accolto la domanda di scioglimento dell’unione civile.