Revoca dell’assegnazione della casa familiare

Revoca dell’assegnazione della casa familiare

Deve essere disposta la revoca dell’assegnazione della casa familiare quando il suo utilizzo è cessato per scelta della moglie collocataria della prole.

Questo è quanto ha confermato la Corte di Cassazione, Sez. I, con la sentenza n. 9372 del 16 aprile 2018.

La vicenda riguarda una separazione personale dei coniugi, all’esito della quale la casa familiare veniva assegnata alla moglie quale collocataria privilegiata dei figli.

Avverso la sentenza della Corte di Appello che aveva disposto la revoca dell’assegnazione della casa familiare, la donna ricorreva in cassazione asserendo che l’allontanamento dall’abitazione si era verificato  in conseguenza del taglio delle utenze domestiche disposto dal marito. Fatti quest’ultimi per i quali era intervenuta una sentenza penale oggetto anche essa di appello.

La Suprema corte, conformemente alla giurisprudenza di legittimità,  ha confermato la revoca dell’assegnazione della casa familiare, in ragione, sia della definitività dell’ordine di rilascio, sia perché l’utilizzo familiare dell’immobile era cessato per scelta della ricorrente.

Invero, la Corte territoriale, aveva pronunciato la revoca dell’assegnazione della casa familiare, concessa in comodato gratuito dai genitori del marito al nucleo familiare, sulla scorta di altra sentenza, passata in giudicato, della stessa Corte di Appello che aveva condannato l’assegnataria al rilascio dell’immobile a favore dei  proprietari in quanto l’appartamento già da tempo non costituiva più residenza del nucleo familiare. Infatti da tempo la donna, che aveva avuto un altro bambino, per sua decisione spontanea aveva trasferito il proprio domicilio e quello dei figli presso l’abitazione del padre dell’ultimogenito della donna.

Pertanto gli ermellini hanno ritenuto di respingere il ricorso avverso la revoca dell’assegnazione della casa familiare, senza minimamente tener conto dell’eventuale incidenza  dell’asserito distacco delle utenze domestiche ad opera del marito sulla scelta della donna di abbandonare la casa familiare, in quanto, da un lato, quest’ultima non aveva chiarito se tali circostanze era state sottoposte al vaglio del giudice di seconde cure, dall’altro, in quanto le critiche mosse non erano neppure centrate sulla concreta motivazione della decisione della Corte di Appello.