Pignorabile il reddito di cittadinanza e mantenimento figli

Pignorabile il reddito di cittadinanza

E’ pignorabile il reddito di cittadinanza  se il genitore beneficiario  non versa il contributo al mantenimento del figlio.

Questo è quanto affermato dal Tribunale di Trani con il provvedimento del 30 gennaio 2020.

La vicenda

Con ricorso ex art. 156 c.c. la madre di due bambini  chiedeva di ordinare al Ministero del lavo e/o all’INPS, quale ente erogatore del reddito di cittadinanza, il pagamento diretto in suo favore della somma di € 360,00 pari al contributo  al mantenimento dei due figli disposto nell’ambito del procedimento di separazione a carico del beneficiario della misura di sostegno, nonché il sequestro della quota di proprietà del marito della casa familiare che le era stata assegnata sempre nell’ambito dello medesimo procedimento.

L’ex coniuge si opponeva all’accoglimento della richiesta sostenendo che non è pignorabile il reddito di cittadinanza e la sproporzione fra il valore della propria quota della casa familiare e il suo debito nei confronti della moglie.

Pignorabile il reddito di cittadinanza

Il giudice, investito della questione, ha ritenuto pignorabile il reddito di cittadinanza.

Infatti quest’ultimo è destinato a far  fronte ai bisogni primari delle persone delle quali il titolare è obbligato a prendersi cura, anche se non fa più parte dello stesso nucleo familiare.

D’altro canto l’inadempimento dell’obbligo di mantenimento del coniuge separato  legittima, ove tale comportamento provochi fondati dubbi sulla tempestività dei futuri pagamenti, l’emanazione dell’ordine a terzi, tenuti a corrispondere periodicamente o meno somme di denaro al coniuge obbligato, di versare direttamente all’avente diritto le somme dovute dal primo, in quanto la funzione dell’assegno di mantenimento viene vanificata anche da un semplice ritardo.

Inesistenza di limiti di pignorabilità

In questo contesto sia dottrina che giurisprudenza, nel silenzio della norma istitutiva, sono concordi nel ritenere che è pignorabile il reddito di cittadinanza senza l’’osservanza dei limiti stabiliti dall’art. 545 c.p.c.

Invero, essendo il reddito di cittadinanza una misura contro la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale, esso non ha natura alimentare e non è soggetto alle disposizioni che prevedono divieti di pignorabilità.

A ciò si aggiunga che in tema di contributo di mantenimento dei figli, stante la sua funzione alimentare, il tribunale nell’ordinare che una quota del reddito da lavoro del soggetto obbligato venga versato direttamente all’avente diritto non è assoggettata alle limitazioni riguardanti la pignorabilità degli stipendi.

Pertanto l’ordine potrà avere ad oggetto l’intera somma dovuta dal terzo, quando questa non ecceda, ma anzi realizzi pienamente l’assetto economico determinato in sede di separazione.

Cumulo tra ordine di pagamento e sequestro dei beni

Inoltre il giudice ha ritenuto meritevole di accoglimento anche la domanda di sequestro della quota di proprietà del soggetto obbligato al mantenimento.

Questo perché il provvedimento ex art. 156 c.c. si fonda sulla semplice inadempienza dell’obbligo di mantenimento tanto del coniuge più debole quanto dei figli, svolgendo una funzione di coazione, anche psicologica, al fine di assicurarne l’adempimento. Pertanto l’ordine a terzi di corrispondere somme direttamente all’avente diritto e il sequestro dei beni del soggetto obbligato possono essere concessi contemporaneamente.