La funzione dell’assegno divorzile

La funzione dell’assegno divorzile

La funzione dell’assegno divorzile non è quella di garantire all’ex coniuge economicamente più debole la conservazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio, piuttosto quella di riequilibrare la condizione patrimoniale dei coniugi, riconoscendo il ruolo e l’apporto  che il coniuge richiedente l’assegno ha dato alla creazione del patrimonio familiare e quello personale dell’altro coniuge.

Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione, Sezione I, con l’ordinanza n. 5975 del 28.02.2019.

La vicenda riguarda la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, che veniva sciolto con sentenza dal Tribunale fiorentino. Quest’ultimo, sulla base del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, riconosceva alla moglie un assegno divorzile di € 100,00.

Avverso la decisione del Tribunale, veniva avanzato appello. La Corte di Appello riformava la sentenza solo in punto alla decorrenza dell’assegno divorzile, che riconosceva dovesse essere versato dalla data di pubblicazione della sentenza di prime cure.

Contro quest’ultima sentenza veniva proposto ricorso per cassazione.

Il ricorrente lamentava che la Corte territoriale, da un lato, non aveva indicato quale fosse il requisito necessario per il riconoscimento dell’assegno divorzile (problematica direttamente connessa alla funzione dell’assegno divorzile,  dall’altro, non aveva riconosciuto il mancato assolvimento dell’onere probatorio incombente sul richiedente l’assegno stesso.

La Suprema  Corte nel respingere il ricorso, ha precisato che la funzione dell’assegno divorzile è anche quella di riequilibrare i redditi degli ex coniugi.

Gli ermellini, in particolare, hanno confermato che la funzione dell’assegno divorzile è assistenziale ed in pari tempo perequativo-compensativa, quindi di natura complessa,  che, in quanto tale, porta all’assegnazione di un contributo diretto a permettere al coniuge richiedente non  l’ottenimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro semplicemente astratto, bensì l’ottenimento concreto di un livello reddituale confacente al contributo fornito alla conduzione della vita familiare, anche in relazione alle rinunce operate rispetto alle proprie aspettative professionali per assolvere agli impegni familiari.

La funzione dell’assegno divorzile, così come idividuata, conduce a far ritenere che il riconoscimento dell’assegno di divorzio pretende l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Il giudice nel decidere circa la spettanza e la quantificazione dell’assegno dovrà procedere ad una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali dei coniugi, tenendo presente del contributo fornito dal richiedente alla realizzazione della vita familiare, alla creazione del patrimonio comune e di quello personale dell’altro coniuge, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

Alla luce di queste considerazioni la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la sentenza di seconde cure, in quanto la Corte territoriale si è attenuta ai suddetti principi, e per questa via ha valorizzato la complessiva funzione dell’assegno divorzile, caratterizzata, come si è detto, dall’aspetto assistenziale  e da quello volto a riequilibrare la situazione patrimoniale dei coniugi in virtù dell’evoluzione dei redditi del ogniuno dopo la disgregazione del nucleo familiare.