esecutore testamentario

Esecutore testamentario

L’ esecutore testamentario è colui che è chiamato alla cura esatta delle disposizioni di ultima volontà del defunto.

Il nostro ordinamento disciplina l’ esecutore testamentario negli artt. 700-712 c.c.
Ad onor del vero un richiamo alla designazione di una persona che curi l’ esecuzione delle disposizioni a favore dell’anima è svolto dall’art. 629 c.c.
Il testatore è indotto a nominare uno o più esecutori testamentari al fine di evitare che gli eredi, ai quali altrimenti spetterebbe di dare attuazione delle disposizioni mortis causa, non vi provvedano adeguatamente, per negligenza ovvero per inidoneità ad una funzione che molto spesso pretende specifiche competenze professionali. Invero non di rado il ruolo è affidato ad un notaio o avvocato, in ragione della specifica preparazione professionale pretesa.
L’impiego di siffatta figura è infrequente, in quanto si tratta di una designazione che trova la sua giustificazione con riguardo a negozi mortis causa di una certa complessità.
La designazione dell’ esecutore testamentario nella maggior parte dei casi avviene in funzione della sfiducia che il testatore nutre circa l’esecuzione concreta e tempestiva delle sue ultime disposizioni.

Interessi tutelati

La designazione mira, appunto, a dare concreta attuazione delle disposizione, ma non costituisce garanzia della loro attuazione.
Si tratta di una aspettativa del de cuius, che il nostro ordinamento cerca di rafforzare predisponendo norme che regolano anche la responsabilità, nella quale incorre l’esecutore negligente.
L’ esecutore testamentario, pertanto, agisce non nel proprio interesse, ma nell’interessi di altri. Gli sono affidati un complesso di poteri che esercita al fine di dare concreta attuazione alla volontà del defunto. Si tratta di un interesse che era del testatore, ma che sopravvive allo stesso attraverso quell’attività esecutiva, esaurendosi solo laddove venga raggiunto il risultato perseguito dal testatore.
In pratica con la designazione dell’ esecutore testamentario il testatore dota di un curatore le sue disposizioni di ultima volontà, che altrimenti rimarrebbero in balia degli eredi non sempre in grado di provvedervi ovvero pronti o peggio ancora portatori di interessi contrapposti.
Pertanto esecutore testamentario ed eredi possono entrare in conflitto, che verrà risolto dal primo dando attuazione concreta alle disposizioni di legge che governano la materia.
Il fascio dei poteri attribuiti all’ esecutore testamentario può ricomprendere anche l’amministrazione della massa ereditaria.
La preminenza dell’interesse all’esecuzione esatta del testamento non può spingersi fino a comprimere altri interessi meritevoli tutela. Così ad esempio l’esecuzione delle ultime volontà del defunto non può pregiudicare il diritto dei chiamati a rinunziare all’eredità o accettarla con beneficio di inventario. Lo ha voluto così il legislatore l’art. 703 c.c. Del pari non potrà mai pregiudicare gli interessi degli eredi, dei legatari e financo dei creditori.
La salvaguardia delle disposizioni testamentarie non può pregiudicare in capo a chi possa averne interesse l’impugnativa del negozio testamentario.

Designazione dell’ esecutore testamentario

La designazione dell’ esecutore testamentario rientra nelle disposizioni non patrimoniali che possono essere racchiuse nel testamento.
La previsione può essere contenuta sia nel medesimo atto che prevede le disposizioni da attuare, sia in un testamento appositamente confezionato.
Non è importante la formula lessicale utilizzata.
Possono essere designati uno o più soggetti, in tale ultima ipotesi questi debbono agire congiuntamente, sempre che il testatore non abbia diviso tra gli stessi le attribuzioni ovvero si tratti di provvedimento urgente per la conservazione del bene o di un diritto ereditario.
In caso di conflitto tra gli esecutori a regime solidale la soluzione è demandata all’autorità giudiziaria, ovvero al presidente del tribunale nella cui circoscrizione si è aperta la successione, che decide previa audizione, facoltativa, degli eredi (art. 708 c.c.).
La designazione di uno o più esecutori può essere accompagnata dalla previsione della sostituzione nel caso in cui alcuni o tutti non possano e non vogliano accettare.
Nel caso in cui non è prevista la sostituzione e il designato non accetti, o non possa accettare, la sostituzione non potrà essere disposta dal giudice, cosicché l’esecuzione spetterà agli eredi.

La designazione può essere accompagnata da disposizioni accessorie

In ogni caso il testatore non potrà attribuire all’ esecutore testamentario poteri più ampi da quelli previsti dal nostro legislatore. Viceversa il testatore può affievolire i poteri del soggetto designato.
Al testatore sono vietati, e quindi sono nulle le relative previsioni, l’esonero dell’ esecutore testamentario dal rendere il conto della gestione e l’esonero dalla responsabilità che potrebbe derivare dalla dannosa esecuzione del testamento.
Il testatore può prevedere che l’ esecutore testamentario possa procedere alla divisione dell’asse ereditario, salvo che si tratti di erede o legatario. In questo caso una siffatta previsione risulterebbe priva di effetto.
Così il testatore può prevedere la retribuzione a vantaggio dell’ esecutore testamentario.

Chi può svolgere la funzione dell’ esecutore testamentario

La funzione di esecutore è meglio esercitabile da chi non ha interessi nell’eredità. Nonostante tutto possono essere nominati tali anche gli eredi o lagatari, purché abbiano la piena capacità di obbligarsi al momento dell’apertura della successione.
Ovviamente non potrà ricoprire l’ufficio il minore o altro soggetto incapace.
La sopravvenuta incapacità all’accettazione della nomina determina la decadenza, ipso iure, dall’ufficio.
Possono ricoprire l’ufficio anche le persone giuridiche siano essere enti morali o società commerciali. In tal caso è opportuno che gli organi amministrativi valutino l’opportunità di accettare o meno tale ruolo, in funzione alla compatibilità con gli scopi statutari dell’ente.
La nomina potrà ricadere su di un organo di una persona giuridica. Con l’avvicendarsi delle persone cambierà il soggetto titolare delle relative funzione. In definitiva sarebbe equivalente designare esecutore la stessa persona giuridica.

Accettazione e rinuncia

Il soggetto designato naturalmente dovrà accettare, formalmente, la funzione.
Ovviamente deve sussistere una disposizione di cui l’ esecutore testamentario debba dare esecuzione, pertanto non basterebbe l’esistenza di un testamento che contenga soltanto la nomina di un soggetto ad esecutore testamentario.
In altri termini sembra che il testatore non possa redigere un testamento solo al fine di nominare un esecutore testamentario, per vigilare una successione totalmente affidata ai criterii ex lege; compito questo che spetta agli eredi.
E’ necessario che vi sia un disposizione patrimoniale o non patrimoniale da eseguire, così come la nomina dell’esecutore si concilia con la delazione legittima, nel caso che il testamento non contenga che legati.
Il designato non ha l’obbligo di accettare la designazione.
Pertanto lo stesso potrà anche rinunciare.
L’accettazione va annotata nel registro delle successioni, del pari la rinunzia.
Qualora intervenga la rinunzia, deve ammettersi la che la stessa possa essere revocata, fino a quando l’eventuale soggetto chiamato in sostituzione non abbia pronunciato l’accettazione.
L’accettazione deve intervenire dopo l’apertura della successione.
Su istanza di chiunque vi possa avere interesse il tribunale può fissare un termine per l’accettazione, decorso il quale lo stesso si considera rinunziato.

La funzione dell’ esecutore testamentario

L’ esecutore testamentario deve curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà.
Dalle norme dettate dal nostro legislatore emerge che i suoi compiti possono presentare una diversa estensione, visto che il testatore può escludere che l’esecutore abbia l’amministrazione della massa ereditaria ovvero può stabilire, ad esempio, che provveda alla divisione dei beni ereditari.
La posizione dell’ esecutore testamentario varia a seconda che abbia o meno l’amministrazione dei beni ereditari.
Nel caso in cui non debba amministrare i beni ereditari, l’esecutore svolge una funzione di mero controllo. Controllo soprattutto delle disposizione di natura non patrimoniale.

Amministrazione dei beni ereditari

Salvo diversa volontà del testatore, l’ esecutore testamentario è amministratore della massa ereditaria prendendo possesso dei beni che ne fanno parte.
La durata della detenzione dei beni non può durare più di un anno dall’accettazione del designato, salva la proroga, per motivi di evidente necessità, disposta dall’autorità giudiziaria, sentiti gli eredi, per un periodo non eccedente un anno.
Quindi la durata massima è di due anni.
A richiesta dell’erede, comunque, l’ esecutore testamentario deve consegnargli i beni ereditari che non siano necessari all’esercizio del suo ufficio.
L’esecutore dovrà compiere tutti gli atti di gestione occorrenti nel rispetto della diligenza del buon padre di famiglia.
L’ esecutore testamentario potrà anche alienare, se necessario, i beni dell’eredità, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, che deve sentire gli eredi.
Pertanto, lo stesso è normalmente sprovvisto dei poteri di disposizione dei beni ereditari, trattandosi di beni altrui.
Quanto all’adempimento dei legati, l’ esecutore testamentario provvederà alla materiale consegna dei legati di cosa determinata ed effettuera la scelta di cui agli artt. 664 o 665 c.c. o l’acquisto di cui all’art. 651 c.c..
L’ esecutore testamentario deve curare il puntuale adempimento degli oneri testamentari.
Per i debiti ereditari, alcuni ritiengono che possa provvedere al relativo pagamento solo in presenza di un’esplicita disposizione testamentaria, mentre per altri vi può provvedere procurandosi i mezzi necessari anche attraverso il realizzo dei beni della massa.

La divisione dell’eredità

L’esecutore, purché non sia erede o legatario, può provvedere alla divisione della massa ereditaria solo se in tal senso ha disposto il testatore. Prima di procedere alla divisione l’esecutore dovrà sentire gli eredi e dovrà procedere secondo il disposto di cui all’art. 733 c.c.
Gli eredi conservano la possibilità di impugnativa riguardo alla divisione che sia contraria alla volontà del testatore o manifestamente iniqua.

Il conto della gestione

L’ esecutore testamentario deve rendere il conto della sua gestione al termine della stessa, ed anche spirato l’anno dalla morte del testatore, se la gestione si prolunghi oltre l’anno.
Se vi sono più esecutori ciascuno dovrà rendere il conto. Si avrà quindi in pluralità di rendiconti. Se dovesse intervenire la morte dell’esecutore il conto della gestione dovrà essere reso dai suoi eredi.
L’esecutore è tenuto, in caso di colpa, a risarcire tutti i danni prodotti dalla sua gestione.

La retribuzione

La funzione di esecutore testamentario è generalmente gratuita, salvo che il testatore stabilisca una retribuzione a vantaggio dello stesso ed a carico dell’eredità.
In assenza di un disposizione testamentaria a riguardo, non può escludersi che gli eredi assumano ugualmente l’obbligazione di corrispondere all’ esecutore testamentario una somma per l’opera svolta. In questo caso essa avrà natura di liberalità dovendosi intendere come donazione attuata per riconoscenza o per speciale remunerazione.
La natura essenzialmente gratuita non significa che l’ esecutore testamentario dovrà sopportare in proprio le spese occorrenti per l’esercizio del proprio ufficio. Pertanto le stesse saranno a carico dell’eredità.