Cancellazione del testamento olografo

Cancellazione del testamento olografo

La cancellazione del testamento olografo fa venir meno anche la revoca in esso contenuta di un testamento anteriore. In altre parole, quando il testamento posteriore viene sbarrato a penna nella sua interezza, e quindi è a sua volta revocato, viene a  determinarsi la riviviscenza della precedente scheda testamentaria.

Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione, Sez. II, con l’ordinanza n. 8031 del 21.03.2019.

La vicenda riguarda la cancellazione di un testamento olografo, con una grande “X”, contenente la revoca di due  precedenti disposizioni testamentarie. La fattispecie concreta è assai complessa, ma per quanto qui interessa, basta sottolineare che all’esito del giudizio di primo grado il Tribunale riteneva che i due testamenti, rispettivamente del 1975 e del 1987, erano stati revocati dall’ereditando con testamento datato 14.04.2001, pur se successivamente barrato e annullato dallo stesso de cuius. In quanto, per il giudice di prime cure, la cancellazione del testamento olografo del 2001, anche se rendeva  inefficaci i lasciti ivi previsti, non toglieva efficacia alla revoca in esso contenuta delle precedenti schede testamentarie.

Contro la sentenza non definitiva, veniva proposto appello, all’esito del quale la Corte territoriale, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava la reviviscenza dei testamenti del 1975 e del 1987.

Per i giudici meneghini l’art. 683 c.c. – per il quale la revoca del testamento precedente con testamento successivo resta efficace anche quando il secondo è senza effetto per premorienza, incapacità, indegnità o rinunzia dell’erede o legatario – riferendosi a cause di inefficacia esterne alla volontà del testatore, non porebbe essere esteso fino a ritenere che la revoca stessa resti efficace anche in caso di volontaria cancellazione del testamento olografo successivo; con la conseguente applicabilità degli artt. 681 e 684 c.c., in tema di reviviscenza delle disposizioni originariamente revocate.

Quindi per effetto della cancellazione del testamento olografo del 14.04.2001, la corte territoriale statuiva che riprendevano vita le precedenti schede testamentarie del 1975 e del 1987 (evidentemente non incompatibili tra loro).

Avverso la sentenza di seconde cure, veniva proposto ricorso per cassazione.

Il ricorrente sosteneva che la Corte di appello aveva mal riveduto la sentenza del tribunale, in quanto l’art. 683 c.c. andava interpretato nel senso che l’effetto revocatorio del nuovo testamento rispetto al precedente resterebbe fermo anche se il nuovo dovesse essere a sua volta revocato dal testatore.

La suprema corte non ha condiviso questa tesi e quindi ha confermato la sentenza impugnata.

Per gli ermellini l’art. 683 c.c. non trova applicazione in caso di cancellazione del testamento olografo. Infatti la nozione di inefficacia  del testamento successivo contemplata nell’art. 683 c.c., anche se suscettibile di estensione a ipotesi diverse da quelle contemplate dalla norma, può ricorrere solo quando la nuova disposizione attributiva non abbia effetto per ragioni attinenti all’onorato (ossia per ragioni esterne alla volontà del de cuius) e non in situazioni diverse.

Il fatto che il testamento posteriore venga sbarrato nella sua interezza e quindi a sua volta revocato, fa si che la fattispecie concreta va ricondotta, dapprima,  nell’art. 684 c.c. e , poi, nell’art. 681 c.c.

L’art. 684 c.c. prevede che il testamento olografo distrutto, lacerato o cancellato, in tutto o in parte, si debba considerare in tutto o in parte revocato, salvo che non si dimostri che è stato distrutto, lacerato o cancellato da persona diversa dal testatore, ovvero si provi che il testatore non ebbe l’intenzione di revocarlo. Ne deriva che la cancellazione del testamento olografo, al pari della distruzione, si atteggia come comportamento concludente avente valore legale, riconducibile in via presuntiva al testatore come negozio di attestazione.

Si tratterebbe, quindi, di revoca tacita,  estranea al campo applicativo dell’art. 683 c.c., che è riconducibile nell’alveo dell’art. 681 c.c. il quale, in tema di reviviscenza delle disposizioni revocate,  è chiamato a disciplinare la revocazione della revocazione.

Quindi la revocazione mediante cancellazione del testamento olografo contenente a sua volta una revocazione ha per effetto la rimozione della revoca, con efficacia retroattiva e in via automatica.

Né varrebbe negare l’ammissibilità di una revoca tacita, insita nella cancellazione del testamento olografo, sostenendo che l’art. 681 c.c. pretende  che la revoca della revoca debba rivestire la forma della revoca espressa, con la conseguenza che la revoca tacita, ossia la cancellazione o la distruzione, sia inidonea a determinare la reviviscenza delle disposizioni revocate.

Infatti immaginare che la distruzione (o la cancellazione) di un testamento revocante lasci in essere la revoca effettuata, in quanto la distruzione è prova di forma espressa, è argomento non condivisibile.

In primo luogo, perché contrasta con il senso comune, che invece ammette che chi si sia sbagliato, o abbia avuto ripensamenti possa sopprimere un suo scritto, ed in secondo luogo, è contrario all’impianto argomentativo basato sugli artt. 680 e 681 c.c.

Pertanto secondo la Suprema Corte, l’art. 681 c.c. impone la forma espressa per le sole revoche diverse dalla soppressione  o alterazione del documento olografo.

Pertanto la cancellazione del testamento olografo, se operata dal testatore intenzionalmente, elide la  revoca di altra pregressa disposizione testamentaria, che rivive automaticamente.