Revoca della donazione per ingratitudine

Revoca della donazione per ingratitudine

La revoca della donazione per ingratitudine può essere ottenuta ogni qualvolta la condotta di colui che ha ricevuta la donazione sia manifestazione di sostanziale disistima, di mancanza di rispetto nei confronti del donante e palesi un sentimento  contrastante con il senso di riconoscenza e di solidarietà, a cui , secondo la comune esperienza, deve uniformarsi il comportamento del donatario.

Questo è quanto confermato dalla Corte di Cassazione, Sez. II, con  l’ordinanza n. 20722 del 13 agosto 2018.

La vicenda riguarda una persona anziana che aveva donato la propria abitazione a due parenti, che contestualmente concedevano alla donna in comodato lo stesso  appartamento oggetto di donazione.

Successivamente con atto di citazione i due nuovi proprietari evocavano in giudizio l’anziana donna comodataria, assumendo che il contratto di comodato stipulato in favore della donataria si era risolto per mancato uso del bene, per cui ne chiedevano la risoluzione.

La donna si costituiva in giudizio chiedendo la revoca della donazione per ingratitudine.

Il Tribunale, all’esito del giudizio, respingeva entrambe le domande.

Morta la donna, l’erede testamentario della stessa, proponeva appello. La Corte territoriale di Palermo accoglieva il gravame ed in riforma della decisione di primo grado dichiarava la revoca della donazione per ingratitudine.

Avverso la sentenza del giudice di appello veniva proposto ricorso per cassazione, con il quale i donatari ritenevano che il giudice di primo grado, nel disporre la revoca della donazione per ingratitudine, non avrebbe potuto fondare la sua  valutazione di ingratitudine sul fatto della proposizione da parte loro della domanda di risoluzione del contratto di comodato, in quanto gli stessi si erano limitati ad esercitare un diritto costituzionale, sottolineando, altresì, che la richiesta di restituzione dell’immobile era fondata sul comportamento tenuto dalla comodataria. Pertanto sostenevano  che la loro condotta non potesse essere considerata ingiuriosa e conseguentemente non potesse essere posta a fondamento della pronuncia di revoca  della donazione per ingratitudine.

La Suprema Corte ha confermato che, nel caso di specie, vi erano tutti i presupposti per darsi luogo alla revoca della donazione per ingratitudine.

Invero, per gli ermellini,  l’ingiuria grave richiesta dall’art. 801 c.c. per la revoca della donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale la sua natura di offesa all’onore e al decoro della persona, si differenzia, tuttavia, dalle previsioni di cui agli artt. 594 e 595 c.p., e consiste in un comportamento del donatario che manifesti un sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo il sentire comune, dovrebbe invece improntarne l’atteggiamento. In altri parole deve essere indice di una ingratitudine esteriorizzata, in modo da rendere palese ai terzi l’opinione irriguardosa maturata nei confronti del donante.

Alla luce della consolidato insegnamento della stessa corte, i supremi giudici hanno ritenuto corretto l’operato della Corte territoriale nel ritenere esistenti tutti i presupposti per dichiarare la revoca della donazione per ingratitudine. Infatti, di fronte all’età avanzata della donante e alle sue condizioni di vita, ormai novantenne e priva degli affetti familiari più prossimi, i donatari l’hanno invitata, con una lettera formale, a lasciare l’immobile di loro proprietà, nonostante lo avessero acquistato in seguito di donazione fatta in loro favore dell’anziana donna.

In particolare la Corte ha sottolineato come il giudice di merito, nel disporre la revoca della donazione per ingratitudine, ha evidenziato come i donatari intimarono alla donante di rilasciare l’immobile senza neanche tentare di avere un contatto personale e diretto con la donna, nonostante la stessa confidasse ciecamente nel loro operato.

Pertanto, ritento che un siffatto comportamento ha leso in modo importante il patrimonio morale dell’anziana donna manifestando una reale sentimento di ostilità da parte dei donatari, la Corte ha ribadito la revoca della donazione per ingratitudine. Segnatamente per i giudici, la decisione di revoca della donazione per ingratitudine ha trovato la sua ratio non nella valutazione dell’iniziativa giudiziaria intrapresa dai donatari sotto il profilo della legittimità dell’azione, semmai nell’ambito del legame affettivo esistente tra l’anziana donna e  donatari, che aveva  indotto la prima ad effettuare la donazione.

Vedi anche Revocazione della donazione per sopravvenienza di figli