Perdita delle foto del matrimonio

Perdita delle foto del matrimonio

La perdita delle foto del matrimonio dà diritto al risarcimento del danno patrimoniale, ma non al risarcimento del danno non patrimoniale. Il fotografo che smarrisce il servizio fotografico del matrimonio è responsabile contrattualmente nei confronti degli sposi, quindi deve risarcire il danno patrimoniale subito dagli stessi ma non è tenuto a risarcire il danno non patrimoniale, in quanto la perdita delle foto del matrimonio non costituisce reato, né una violazione di un interesse costituzionalmente tutelato, rimanendo circoscritta nell’ambito di  un semplice inadempimento contrattuale.

Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione, Sez. III, con la sentenza del 29 maggio 2018, n. 13370.

La vicenda riguarda la perdita delle  foto del matrimonio da parte dello studio fotografico che aveva realizzato il servizio commissionato dalla sposa. Quest’ultima, istaurato il giudizio  innanzi al Tribunale capitolino, aveva ottenuto la condanna del fotografo a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dalla perdita delle foto del matrimonio.

Avverso la decisione del Tribunale il fotografo proponeva appello, all’esito del quale veniva confermata la condanna al pagamento del danno patrimoniale, con esclusione di qualsivoglia danno non patrimoniale in quanto la perdita delle foto del matrimonio non presentava i caratteri previsti dal nostro ordinamento giuridico per dar luogo al risarcimento del danno non patrimoniale. Inoltre la corte territoriale sottolineava che vi era comunque un servizio video, che escludeva in radice il pregiudizio lamentato, ben potendo la coppia rivivere il loro matrimonio attraverso il video, dal quale si potevano estrarre anche immagini fotografiche.

Contro la sentenza della Corte di Appello, la sposa proponeva ricorso per cassazione.

La donna lamentava la lesione del suo diritto “alla memoria” o al “ricordo”, quale  espressione del fondamentale diritto all’identità personale riconosciuto dall’art. 2 Costituzione. Pertanto rivendicava il risarcimento del danno non patrimoniale perché la perdita delle foto del matrimonio aveva inciso negativamente sulla sua esistenza.

La Suprema Corte, con la decisione in commento, ha confermato che la perdita delle foto del matrimonio non dà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale. Invero il risarcimento del danno non patrimoniale è consentito solo nei casi espressamente previsti dalla legge, nel senso che esso è risarcibile ove ricorrano gli estremi di un reato, quando è espressamente previsto dalla legge o quando il fatto illecito violi in modo grave diritti inviolabili della persona costituzionalmente tutelati.

Gli ermellini non hanno negato che il giorno delle nozze riveste per gli sposi una straordinaria importanza. Semmai hanno sottolineato come la perdita delle foto del matrimonio, pur creando un turbamento d’animo nei coniugi, non produce un danno di una gravità tale da incidere su interessi di rango costituzionale. Infatti il diritto a ricordare il giorno del matrimonio attraverso il servizio fotografico realizzato, non costituisce un diritto fondamentale della persona tutelato a livello costituzionale. Tanto è vero che l’esercizio di un siffatto dritto è rimesso all’esclusivo arbitrio degli sposi, i quali potrebbero decidere fin  da subito di affidare il ricordo solo alla loro memoria.

Quindi per i Supremi giudici, nel caso di specie si è  discusso di un  diritto “immaginario, non idoneo, in base alle regole enunciate dalla stessa giurisprudenza di legittimità, a dar luogo al risarcimento del danno non patrimoniale. Pertanto la Corte ha ribadito che  la perdita delle foto del matrimonio dà diritto al risarcimento del danno patrimoniale, ma non al risarcimento del danno non patrimoniale.