Il genitore collocatario ha diritto di trasferire la residenza

Il genitore collocatario ha diritto di trasferire la residenza

Nel caso di affidamento condiviso, il genitore collocatario  ha diritto di trasferire la  residenza e la sede lavorativa dove vuole, costituendo quest’ultimo un diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito. Pertanto, in casi del genere, il giudice è tenuto elusivamente a stabilire quale sia la soluzione più opportuna per la prole.

In altre parole il diritto del  genitore di determinarsi liberamente in ordine al luogo di ubicazione della propria sede domiciliare e familiare è un diritto garantito dalla normativa costituzionale. Tale diritto non è suscettibile di essere valutato negativamente  se non quando se ne ponga l’assoluta necessità ai fini della tutela del superiore interesse del minore. Di talché ciò può avvenire solo quando il cambiamento della residenza e della collocazione del minore stesso siano concretamente e comprovatamente   incompatibili con le esigenze fondamentali personali di quest’ultimo, oltre che con l’interesse alla conservazione di un equilibrato e proficuo rapporto anche con il  genitore che  non sia prevalentemente collocatario.

Questo è in sintesi quanto chiarito dalla Corte di Appello di Ancona con il decreto n. 2341 del 27.12.2016.

La vicenda riguarda un  minore che veniva affidato dal Tribunale di Ascoli Piceno ad entrambi i genitori, con collocamento prevalente presso la madre, che avrebbe dovuto dimorare insieme al figlio in una città della riviera marchigiana (residenza comune dei genitori) fino al sesto anno di età del bambino.

Avverso tale provvedimento, è insorta la madre denunciandone l’erroneità, trattandosi di statuizione resa in evidente violazione di diritti costituzionali, comportando un’illegittima compressione delle proprie opportunità lavorative senza essere funzionale agli interessi del minore.

Il collegio marchigiano, investito della questione, in primis ha sottolineato come la scelta insindacabile del genitore di trasferire la propria residenza non comporta la perdita – per il sol fatto di trasferire la residenza lontano dall’altro genitore – dell’idoneità ad essere collocatario dei figli minori. In tal caso il giudice ha solo il dovere di valutare se sia più funzionale al preminente interesse dei minori il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori.

Questa scelta a cui è chiamato il giudice, in  ogni caso, è destinata ad incidere negativamente sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario, conseguenza questa inevitabile, tanto nel caso di collocamento presso il genitore che si trasferisce, quanto nel caso di collocamento presso il genitore che rimane.

Nel caso di specie il trasferimento in una città del Lazio, in cui la madre ha asserito di avere una concreta occasione di lavoro, è stato ritenuto adeguato alle esigenze del bambino. Venendo quest’ultimo a collocarsi in un contesto in cui ha relazioni parentali e quindi in un ambiente già frequentato, sostanzialmente familiare, dotato di strutture scolastiche e assistenziali per quantità e qualità non inferiori a quelle riscontrabili nelle vicinanze dell’attuale dimora.

Ma, ancor di più,  a giustificare la permanenza del collocamento del minore presso la madre è stata la considerazione che  il minore ha bisogno della presenza materna, pur sempre apportatrice di quella carica affettiva tutta speciale, capace di trasmettere sostegno, senso di protezione e sicurezza, che si atteggiano come elementi insostituibili per garantire un corretto ed armonico sviluppo psicofisico in relazione alla delicata fase di crescita.

La decisione del collegio si fonda sull’espletata consulenza tecnica, dalla quale è risultato che la madre è apparsa più competente dell’altro genitore sotto il profilo della consapevolezza che il proprio ruolo comporta, attraverso la constatazione che la stessa “si dimostra ben adeguata sia sotto il profilo dell’accudimento che sotto quello della riflessività”. In sostanza la valutazione di insostituibilità della presenza quotidiana della madre nella cura dei bisogni, nell’organizzazione del contesto e nell’attenzione degli aspetti emozionali e sociali sostanzia la prevalenza riconosciuta alla necessità di quella presenza rispetto al padre”

Invero la donna è stata ritenuta non solo dotata di equilibrio che le consente di esercitare adeguatamente il ruolo materno, ma anche più indicata rispetto al padre dal punto di vista della cogenitorialità, caratteristica questa destinata ad influire positivamente sull’accesso all’altro genitore ad un rapporto positivo con il figlio.

In definitiva la scelta del genitore collocatario è destinata a ricadere sul genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il miglior sviluppo della personalità del minore. L’individuazione di tale genitore viene fatta sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo, giudizio che, ancorandosi ad elementi concreti, potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto.

In tale contesto, la corte non ha ravvisato alcun pregiudizio apparentemente derivante dal trasferimento in questione, non ritenendo  di poter riscontrare un’eventuale perdita, in conseguenza del cambiamento medesimo, del rapporto con il padre, avuto riguardo alla non rilevante distanza del nuovo luogo di residenza rispetto a quello antecedente, degli attuali mezzi di comunicazione, anche audiovisivi, e di trasporto, dei tempi e dei modi di vista e della facoltà per costui di tenere con sé il bambino, così come stabilito nel provvedimento del tribunale.

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