Consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno

Consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno

Il consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno da parte della società che le produce e le commercializza, anche se la stessa omette di informare il consumatore sui rischi del fumo.

Questo è il principio affermato dalla Corte di Cassazione, sez. III, con l’ordinanza n. 25161 del 11.10.2018.

La vicenda riguarda la morte di un fumatore per un tumore alla laringe conseguente ad un uso smodato di sigarette. Pertanto l’erede conveniva dinnanzi il Tribunale la società  che all’epoca della morte produceva e commercializzava le sigarette consumate dal proprio coniuge, per sentirla condannare al risarcimento del danno.

Si costituiva in giudizio la società negando ogni tipo di addebito.

Con sentenza il Tribunale di Catanzaro rigettava la domanda, ritenendo che il consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno. In particolare il Tribunale riteneva che il danno fosse riconducibile esclusivamente alla condotta negligente della vittima per aver sin da giovane fumato fino a due pacchetti di sigarette al giorno.

Avverso la sentenza di primo grado veniva proposto appello. La Corte di Appello di Catanzaro rigettava il gravame. Segnatamente la Corte territoriale confermava che il consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno, in quanto la condotta negligente del fumatore – che si espone volontariamente ai rischi dell’abuso di nicotina – costituisce un fattore interruttivo del nesso causale tra il comportamento del produttore e il danno da fumo.

Contro la sentenza del  giudice di seconde cure veniva proposto ricorso per cassazione.

Secondo la ricorrente erroneamente la Corte territoriale aveva  ritenuto che la morte del fumatore fosse il frutto di una sua libera e volontaria scelta. In tal caso, secondo la moglie, non si poteva parlare di libera scelta del marito, in quanto quella determinazione era influenzata e compromessa dalla dipendenza psicofisica provocata dalla nicotina, di talchè  la condotta della vittima non poteva essere considerata causa esclusiva della sua morte. Quindi doveva essere considerato errata l’affermazione secondo cui il consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno, in quanto non era possibile sostenere che un minor uso di sigarette da parte della vittima avrebbe evitato la malattia.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso anche sul punto della mancata informazione sui rischi del fumo, confermando che il consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno.

Per gli ermellini, l’ignoranza sugli effetti del fumo non determina di per sé la responsabilità del produttore di sigarette. Infatti, secondo i giudici, chi fuma due pacchetti di sigarette al giorno deve sapere che può andare incontro a malattie gravi come il tumore alla laringe.

A parere degli ermellini il consumatore di sigarette ha il dovere di astenersi, in ossequio al principio di autoresponsabilità, da un uso smodato e nocivo per la propria salute. Anzi per la Suprema Corte non può ravvisarsi una corresponsabilità del produttore che non indichi a chiare lettere i rischi potenzialmente letali del fumo.

Vi è più. Per la Corte lo sviluppo stesso del tumore costituisce di per sé indice di un uso smodato di sigarette, fermo restando che   un uso più accorto delle sigarette unitamente alla mancanza di predisposizione genetica a contrarre malattie tumorali, non sarebe  di per sé sufficiente per affermare l’esistenza del nesso di causalità tra fumo e malattia.

In definitiva, secondo la corte di nomofilachia,  il consumo smodato di sigarette esclude il risarcimento del danno, anche in assenza di informazione del produttore di sigarette circa i rischi del fumo, in quanto in nessun caso  sarebbe possibile affermare con assoluta certezza che l’evento non si sarebbe verificato.