Caduta provocata da buche pericolose esistenti su area privata destinata a pubblico transito

Caduta provocata da buche pericolose esistenti su area privata destinata a pubblico transito

Il pedone ha diritto di vedersi risarcire dal comune  i danni sofferti in conseguenza delle lesioni personali riportate a causa di una caduta provocata da buche pericolose esistenti su area privata destinata a pubblico transito.

Invero il  cattivo stato manutentivo di una area privata di cui il comune consente il libero transito dei pedoni (e dei veicoli), fa si che il comune è responsabile dei danni cagionati dalle buche ivi esistenti. L’uso pubblico di un suolo privato impone, altresì, al comune di provvedere alla relativa manutenzione.

Infatti quando occorre stabilire chi è tenuto alla manutenzione del suolo, ciò che rileva non è la titolarità del diritto di proprietà, bensì l’uso che della strada privata fa la collettività. E’ solo questa peculiarità che ne discrimina la natura pubblica o meno della area privata.

Pertanto quando la strada è privata, ma di uso pubblico, l’amministrazione comunale ha comunque l’obbligo di provvedere alla sua manutenzione. Conseguentemente qualora un pedone patisce danni a seguito di una caduta provocata da buche pericolose esistenti su area privata destinata a pubblico transito, attigua ad una strada comunale, essendo responsabile per il cattivo stato manutentivo della strada il comune, quest’ultimo è tenuto a risarcire il danno  e non il proprietario dell’area.

Questo è in sintesi quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3216 del 07 febbraio 2017.

Secondo il supremo consesso l’amministrazione comunale è tenuta a garantire che la circolazione dei veicoli e dei pedoni avvenga in condizioni di sicurezza.  A siffatto obbligo l’ente proprietario della strada viene meno non solo quando non provvede alla manutenzione di quest’ultima, ma anche quando il danno sia derivato dal difetto di manutenzione di aree limitrofe alla stessa strada, atteso che, in  ogni caso, l’ente è obbligato a verificare  che lo stato dei luoghi consenta la circolazione dei veicoli e pedoni in totale sicurezza. Di tal ché il comune che consenta alla collettività l’utilizzazione, per pubblico transito, di un’area di proprietà privata, si assume l’obbligo di accertarsi che la manutenzione dell’area e dei relativi manufatti non sia trascurata, e quindi che non sia potenzialmente pericolosa per pedoni e veicoli.

Da ciò consegue che l’inosservanza di tale dovere di sorveglianza, che costituisce un obbligo primario della Pubblica amministrazione, per il principio che sorregge la responsabilità extracontrattuale (tutti sono tenuti a non ledere l’altrui sfera giuridica), integra gli estremi della colpa e determina la responsabilità per il danno arrecato all’utente dell’area, non rilevando che l’obbligo della manutenzione incomba sul proprietario dell’area medesima.

Sulla base di queste argomentazioni il collegio ha ribaltato la sentenza della corte di appello che aveva respinto la domanda di una signora contro il comune diretta ad ottenere la condanna al risarcimento dei danni sofferti in conseguenza di lesioni personali patite a causa d’una caduta provocata da buche pericolose esistenti su area privata destinata a pubblico transito.

Nel risolvere la questione la corte ha enunciato il seguente principio di diritto: “E’ in colpa la pubblica amministrazione la quale né provveda alla manutenzione o messa in sicurezza delle aree, anche di proprietà privata, latitanti le vie pubbliche, quando da esse possa derivare pericolo per gli utenti della strada, né provveda ad inibirne l’uso generalizzato. Ne consegue che, nel caso di danni causati da difettosa manutenzione d’una strada, la natura privata di questa non è di per sé sufficiente ad escludere la responsabilità dell’amministrazione comunale, se per la destinazione dell’area  o per le sue condizioni oggettive, l’amministrazione era tenuta alla sua manutenzione”.

Va sottolineato all’attento lettore che questo non sta a significare che qualsivoglia caduta possa determinare il diritto al risarcimento del danno.  Infatti occorre che la situazione di pericolo rivesta il carattere della “insidia” in quanto al tempo-stesso obbiettivamente invisibile e soggettivamente imprevedibile ed inevitabile, secondo il livello di attenzione esigibile in relazione alle concrete circostanze di tempo e di luogo e alle condizioni personali del soggetto. In altre parole il pedone dovrà sempre prestare attenzione in modo da evitare gli ostacoli facilmente visibili o prevedibili con l’ordinaria diligenza. Pertanto a titolo esemplificativo  il pedone  avrà diritto al risarcimento del danno qualora la caduta sia provocata da una buca presente su di una strada poco illuminata o da una buca nascosta dalle foglie, mentre non avrà diritto ad alcunché la buca sia di tali dimensione da consentire di essere avvistata con un minimo di prudenza.

Questi principi in generale, pur potendo essere le varianti del caso concreto infinite, valgono non solo per i pedoni ma anche per i  veicoli, per i quali va rammentato  è applicabile  l’art. 141 del codice della strada per il quale il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre  necessarie in condizioni di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo dinnanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile, ad esempio in presenza di un masso  sulla  carreggiata).

 

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